Home Fascicoli DWF - Diversamente occupate, 2010, n. 1 (85)

Le copertine

Tra i libri recensiti

DWF - Diversamente occupate, 2010, n. 1 (85) PDF Stampa E-mail
Il nuovo numero!
 
DWF - Diversamente occupate, 2010, n. 1 (85) 

NOTA EDITORIALE

MATERIA

POLIEDRA

SELECTA



NOTA EDITORIALE 
(versione integrale)

“Un totale assorbimento”, “un modello lavorativo invasivo e invadente”, così l’esperienza del lavoro si presenta alle donne con le quali abbiamo curato, e che aprono, questo numero.
Passione travolgente, frustrazioni, tenacia, determinazione a non perdere una fedeltà a se stesse: l’intensità e la saturazione dell’orizzonte di vita ricordano quelle che negli anni Settanta avevano i rapporti tra uomini e donne, e più in generale quelli sessuali e affettivi. Un problema allora impellente che, una volta affrontato, ha generato i profondi mutamenti di cui ancora viviamo l’onda lunga. Il filo intermittente tra questi diversi regimi di intensità comincia a dipanarsi nella lettura che in "Sì… ma il lavoro?" le autrici danno del numero del 1994, “Storie di lavoro” e prosegue, più indietro, nella ricerca di una genealogia attraverso le parole di donne, tra cui alcune della redazione di DWF, di generazione in generazione (Burchi).
Il punto di orientamento che individuiamo nell’orizzonte comune disegnato dai singoli testi è che oggi il lavoro è un’esperienza impossibile da lasciare impensata. Un’esperienza che va oltre se stessa e, nel farsi questione di vita, diventa questione di civiltà. Se Carmen Leccardi sottolinea il problema del tempo – involucro e materia delle singole biografie -, anche lei, come Cristina Borderías, che ritorna sul suo testo inaugurale, fa segno a un compito da affrontare: la rinegoziazione dell’intreccio tra vita e lavoro in un’impresa comune a donne e uomini: in questo momento i soggetti femminili non parlano per se stessi, parlano anche per altri.
Il testo di Carole Pateman sulla struttura patriarcale dello stato sociale, della divisione del lavoro e delle misure di valore che ne conseguono, è un classico della fine degli anni Ottanta che individua con chiarezza le contraddizioni affrontate dalla politica delle donne. Accostato al testo di Cristina Morini permette di cogliere la rapidità e la profondità delle mutazioni intervenute negli ultimi decenni, quanto alle forme del lavoro, ma anche e soprattutto quanto alle vite di donne e uomini.
Di nuovo, dunque: una questione dalla portata enorme, che non tocca solo la cittadinanza, ma la civiltà per intero. Attraverso la solidità rocciosa della questione, si insinua l’aria di una distanza, di un sorriso, forte di uno spazio che sembra durare attraverso gli anni, le relazioni e la presa di parola tra donne. (p.c. e f.g.)


MATERIA

 

Sì…ma il lavoro?
di Antonella Bonauro, Claudia Bruno, Federica Castelli, Teresa Di Martino, Angela Lamboglia, Eleonora Mineo

In un dialogo a più voci, un gruppo di giovani donne si interroga sul senso del lavoro nella vita di ognuna. Dal confronto emerge che il lavoro è soprattutto un'urgenza, una dimensione all'interno della quale misurare le proprie esigenze e i propri desideri, l'ultimo surrogato dello spazio pubblico, e che tuttavia troppo spesso si rivela non all'altezza di queste aspettative. La sensazione condivisa dalle giovani autrici, è infatti proprio che ci sia uno scarto tra espressività e mercato del lavoro. In altre parole, la femminilizzazione non è coincisa con la trasformazione del lavoro in una dimensione pensata per le donne, ma con l'espropriazione delle loro competenze. Allo stesso tempo, le autrici non riconoscono nel "farsi da parte" una strategia di libertà. Quali potrebbero essere allora le pratiche attraverso cui riappropriarsi di sé al lavoro?

 


Tra pieni e vuoti. Per una genealogia
di Sandra Burchi

A partire dal rilevamento di una certa discontinuità nell’attenzione dedicata al tema del lavoro nella produzione del femminismo degli anni Settanta , Sandra Burchi si confronta oggi con le donne del movimento che da allora non hanno mai smesso di fare politica, interrogandole sui motivi di tale “messa ai margini”. Da questa interrogazione, nasce una riflessione sui valori aggiunti che il femminismo di quegli anni ha portato al tema del lavoro e un’analisi sul lavoro oggi, sull’odierno sovrainvestimento del privato e su quella dispersione del proprio potenziale conflittuale e critico che il portare tutto al mercato rischia di realizzare.

Il tempo delle giovani donne: lavoro e molto di più.
Intervista a Carmen Leccardi - Teresa Di Martino

Una profonda riflessione sulla dimensione temporale delle giovani donne a partire dal suo ultimo libro Sociologie del tempo (2009), un percorso che si propone di mettere sulla scena sociale e politica il tema del tempo come cruciale nella cosiddetta società dell’accelerazione e dei soggetti che la abitano. Dalla caratteristica pluralità dei tempi al femminile, alla dimensione di frontiera, fino alla sapienza della strategia del “presente esteso”, la sociologa milanese mette in parole il delicato rapporto tra le giovani donne e le diverse dimensioni temporali che queste abitano. E se la “riconquista del tempo” può attuarsi solo a partire dal tempo del quotidiano, Leccardi fa proposte concrete: dalla costituzione di piattaforme di dialogo tra donne e uomini alla riscoperta delle reti di solidarietà, per ricominciare a costruire narrazioni biografiche che possano esprimere soggettività.

Dalla riflessione alla politica, passando per la storia
Intervista a Cristina Borderías Mondéjar – Teresa Di Martino

La storica spagnola racconta dei suoi studi sul lavoro femminile, gli stessi che l’hanno resa celebre in Italia con Strategie della Libertà (2000), testo pioniere di lettura per parte di donna di ciò che negli anni Novanta è stata definita la femminilizzazione del lavoro. E proprio a partire da questo testo, a dieci anni di distanza, apre al dialogo con il soggetto maschile, di cui riconosce aperta la crisi insieme a quella del lavoro fordista. Di crisi, quella che ha colpito l’economia capitalista nell’ultimo periodo, parla in maniera ambivalente: un’opportunità di ridefinizione più libera, ma anche un possibile ritorno ai vecchi modelli. Prende posizione rispetto alle teorie femminili sul lavoro: “Credo che sia giunto il momento di passare dalla teoria e dal lavoro di riflessione alla politica”.


POLIEDRA


Lo stato sociale patriarcale
di Carole Pateman

“Teoricamente e storicamente, il criterio principale per la cittadinanza è stato l’‘indipendenza’, e gli elementi racchiusi sotto il titolo di indipendenza sono stati basati su qualità ed abilità maschili. Gli uomini, ma non le donne, sono stati visti come possessori delle capacità richieste di ‘individui’, ‘lavoratori’ e ‘cittadini’. A corollario di ciò, il significato di ‘dipendenza’ è associato a tutto quanto è proprio del femminile – e la cittadinanza delle donne nello stato sociale è piena di paradossi e contraddizioni”: la traduzione italiana di un classico del pensiero femminista.


Il lavoro nell’epoca delle passioni tristi.
Ovvero, donne e reddito: la versione contemporanea di “una stanza tutta per sé”
di Cristina Morini

L’autrice indaga il legame tra il fenomeno della femminilizzazione del lavoro e la svolta cognitiva: da una parte le donne portano nel mercato competenze qualitative prima esterne al lavoro; dall’altro anche gli uomini sperimentano forme di sotto occupazione, precedentemente tipiche del solo lavoro femminile. Entrambi i processi, anche sotto la spinta del precariato, consolidano la tendenza a dedicare al lavoro energie molto superiori a quelle che vengono effettivamente riconosciute e in generale a trasformare il lavoro da attività di produzione ad attività creatrice di senso. Secondo l’autrice l’analisi di queste nuove forme di appropriazione del corpo dovrebbe indurci a rivendicare una nuova misura del valore estratto dalla potenza della vita, un bioreddito che potrebbe liberare la produzione di sé dai vincoli della valorizzazione economica.



SELECTA


Recensioni
 
Zamboni/Lamboglia; Guaraldo, Bernini/Castelli 

CHIARA ZAMBONI, Pensare in presenza. Conversazioni, luoghi, improvvisazioni, Liguori Editore 2009, op. pp. 175.
L’ultimo libro di Chiara Zamboni, Pensare in presenza. Conversazioni, luoghi, improvvisazioni, si interroga sulle forme e le qualità che caratterizzano il pensare oralmente insieme ad altri e su come questa pratica sia in grado di potenziare l’agire politico. Il pensare con altre è stata e rimane una pratica fondamentale per le donne, condizione essenziale della rivoluzione femminista e del pensiero della differenza, ma anche in generale della capacità da parte della politica delle donne di introdurre una discontinuità rispetto al simbolico dominante, di mettere in discussione le rappresentazioni fornite dall’esterno, ricorrendo al partire da sé, affidandosi all’esperienza e al sentire propri e delle altre... (Angela Lamboglia)

O. GUARALDO, L. BERNINI (a cura di), Differenza e relazione. L’ontologia dell’umano nel pensiero di Adriana Cavarero e Judith Butler
, Ombre Corte, Verona, pp. 172.
Di solito, quando ci si ritrova con in mano una raccolta di saggi di argomento specifico si sa già cosa aspettarsi. Ci si aspetta che ne vengano illustrate a grandi linee i contenuti, che vi siano approfondimenti ben curati dei nodi cruciali e chiarimenti di quei passi più oscuri che da sole non si erano compresi alla perfezione. Insomma, non ci si aspetta altro che una maggiore conoscenza dell’argomento. In effetti, molto spesso non ci si trova altro. A volte però si rimane decisamente sorprese... (Federica Castelli) 

Le autrici

Cristina Borderías Mondéjar, storica spagnola, è docente di Storia Contemporanea all’Università di Barcellona. Dirige il gruppo di ricerca “Lavoro, Istituzioni e Genere” per la comunità autonoma della Catalogna. È stata presidentessa dell’Associazione Spagnola di Ricerca di Storia delle Donne dal 2005 al 2007. È autrice di vari testi e articoli sulla storia del lavoro e delle donne e ha collaborato con la Libreria delle Donne di Milano. È famosa in Italia per Strategie della Libertà (2000).

Claudia Bruno, giornalista e studiosa di ecofemminismo, attualmente lavora a tempo pieno per il web. Di notte e nei weekend porta avanti una serie di attività non pagate che le servono “per vivere”, ma in un altro senso. Ha due telefoni, due agende, due pc, quattro caselle di posta, diecimila password, milioni di progetti, una sola scrivania, una sola vita, e un sogno: andare via, perdersi nella foresta e non tornare più. (Blog: http://claudiabruno.wordpress.com)

Antonella Buonauro è nata a Napoli nel 1982 e vive a Roma. Dal 2008 frequenta un dottorato di ricerca sul cinema e le sue interrelazioni con le altre arti presso l’Università degli Studi Roma Tre, e studia il rapporto tra percezione, trauma e memoria come dinamiche psicosomatiche proprie dell’esperienza spettatoriale. Su Dwf ha pubblicato “Horror film e estetica masochistica: piacere visivo e dinamiche dell’identificazione”. È iscritta alla Società Italiana delle Letterate.

Sandra Burchi, laurea in Filosofia, dottorato in Sociologia, nel corso degli anni si è occupata di donne, soggettività e lavoro, fuori e dentro l’università. Combina saperi e linguaggi diversi nell’indagare le forme del quotidiano e le storie di lavoro delle donne. Attualmente collabora con il Dipartimento di scienze sociali dell’Università di Pisa. Tra le pubblicazioni più recenti, “Lavorare in casa. Racconti di uno strano ritorno” in Genesis. Rivista della società italiana delle storiche, VII/1-2, 2008.

Federica Castelli ha 24 anni, anche se non li dimostra. Laureata in Filosofia con una tesi dal titolo Hannah Arendt: politica e verità nella democrazia contemporanea, è ora laureanda in Scienze Filosofiche presso l’Università di Roma Tre con una tesi sulla differenza come operatore politico nel pensiero di Nicole Loraux. Tra le molte, molte altre cose, partecipa ad un gruppo di studio sui temi del comune.

Teresa Di Martino, giornalista, laureata in filosofia politica con una tesi tra Italia e Spagna sulla femminilizzazione del lavoro. Attualmente fa due lavori, entrambi a metà: responsabile web marketing la mattina (a casa); redattrice il pomeriggio (in redazione). Scrive: articoli, recensioni, saggi, post e cose sconclusionate. È impegnata in diverse attività che non le fanno guadagnare soldi ma che la rendono molto felice, tra queste la collaborazione con la redazione di Dwf. (Blog: http://teresadimartino.wordpress.com)

Angela Lamboglia, 26 anni. Laureata in Filosofia politica con una tesi su sfera pubblica e transnazionalismo, lavora come web editor per un periodico on line e collabora con un centro studi. Partecipa al gruppo sulla forza al femminile organizzato da Federica Giardini.

Carmen Leccardi, docente di Sociologia della Cultura all’Università di Milano- Bicocca, delegata rettorale per le problematiche di genere e Presidente del Comitato per le Pari Opportunità. Dirige il Centro Interdipartimentale per lo Studio dei Problemi di Genere ABCD. Vice-presidente per l’Europa (con Carles Feixa) del Comitato di Ricerca “Sociologia della gioventù” (Sociology of Youth”) all’interno dell’International Sociological Association, ha codiretto la rivista Time&Society dal 1998 al 2008. Ha fatto inoltre parte del consiglio scientifico dell’International Society for the Study of Time (Società Internazionale per lo Studio del Tempo). È membro del consiglio scientifico dell’Istituto IARD.

Eleonora Mineo, trapanese dall’81, vive a Roma da 15 anni ma è sempre siciliana. Ha una laurea triennale in Comunicazione nella Società della Globalizzazione ed una magistrale in Filosofia della Cultura, entrambe conseguite presso l’Università Roma3, entrambe con il massimo dei voti. Tra le due un Master in Comunicazione e Giornalismo Enogastronomico, presso Le Scuole del Gambero Rosso. Ha svolto le più varie attività lavorative – dalla critica alla traduzione – cercando di dare corpo ai desideri. Questa ricerca è ancora in corso.

Cristina Morini, giornalista e ricercatrice indipendente. Fa inchiesta e ricerca sociale sul tema del lavoro femminile, della precarietà e del lavoro cognitivo. È socia fondatrice dell’associazione Basic Income Network Italia, collegata al Basic Income Earth Network. Nel 2001 ha scritto La serva serve – Le nuove forzate del lavoro domestico per la collana Map di DeriveApprodi, collana che ha “co-curato” dal 1999 al 2002. Tra le sue pubblicazioni, “Alla ricerca della libertà. Donne e reddito di cittadinanza” in Aa.Vv., Tute bianche, Derive-Approdi, Roma, 1999; “The feminization of labour in cognitive capitalism”, in “Italian feminisms”, Feminist Rewiew, 87, 2007: 78-96; “Il divenire infedele del lavoro ai tempi del divenire donna del lavoro” in Aa.Vv., Reddito per tutti, Manifestolibri, Roma, 2009. Nel 2003, insieme ad Antonella Corsani e Judith Revel, ha curato il numero della rivista Posse “Il divenire donna della politica”, Manifestolibri, Roma. 

Torna sopra >

 

 

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

Acquista DWF online

DWF - fascicoli del 2010

DWF - fascicoli del 2009

DWF - fascicoli del 2008

DWF - fascicoli del 2007
Aggiungi il sito ai preferiti
Aggiungi la pagina ai preferiti
Scegli come Homepage
Stampa la pagina