INDISPOSTE. Politica e mestruazioni, DWF (136) 2022, 4

Editoriale

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Editoriale

Indisposte: ci hanno detto che dovevamo dire così. E così molte di noi hanno detto, a lungo. Un giorno siamo “diventate signorine”; abbiamo avuto “le nostre cose”; abbiamo scoperto che esistono “quei giorni” e una miriade di nomi e modi (il marchese, lo zio d’America, il barone rosso, le giubbe rosse e tanti altri uomini “in visita”) per non pronunciare una parola che appare ancora sgraziata, troppo cruda, fuori luogo. Mestruazioni. Parola tabù.
Indisposte: un modo per non nominare le mestruazioni e cancellare l’esperienza di tutti quei corpi che – regolarmente o no – sanguinano, spesso con dolore; o almeno – si suppone – dovrebbero (sanguinare e essere fertili, ma in fondo anche provare dolore).
Indisposte: un aggettivo che allude a uno stato di lieve malattia e contemporaneamente a una cattiva inclinazione nei confronti del mondo, che ci rende sicuramente “non performanti” e “non in noi”. “Com’è nervosa, avrà le sue cose”. Indisposte, indisponenti.
Indisposte ci riappropriamo e rinominiamo ora, operando un ribaltamento rispetto al tabù e alla cultura del nascondere che avvolge questa esperienza. Con Carlotta Cossutta ed Elisa Virgili, che hanno collaborato con la redazione e curato la sezione Materia di questo numero, condividiamo la convinzione che ci sia invece urgenza di narrare, di dire, di dare nuovi significati costruiti su nuovi simbolici; che sia necessario andare oltre quello stigma persistente che condiziona a diversi livelli (dal lavoro, al tempo libero, alla sessualità) la vita delle donne e delle persone con mestruazioni attraverso quella “cultura” che imponeva (e ancora impone) un senso di vergogna (o di “pudore”) e di imbarazzo per il proprio corpo che sanguina. Uno stato “anomalo” che produce in molte di noi isolamento, paure (“sarà normale?”), silenzi, e perfino, in alcuni casi, l’orrore del proprio corpo.
Questo numero vuole essere un atto di riappropriazione, di responsabilità e di amore verso i nostri corpi, verso di noi, le vite delle donne e delle persone con mestruazioni. Rendere pubblica e politica la presa di parola sulle mestruazioni significa interrogare l’esistente a partire dai percorsi soggettivi e singolari fino alla dimensione sociale e collettiva, ad una critica sulle mancate politiche pubbliche e sui servizi carenti a sostegno di una condizione peraltro riconosciuta come “naturale” persino da questo sistema.
Significa partire dalle esperienze, stare tra personale e politico, verso nuove consapevolezze, nuove complicità e nuove alleanze.
Quello del corpo è un terreno su cui si gioca l’opposizione tra la “Natura” e la “Cultura” tanto amata da patriarcato; le mestruazioni, che rappresentano una sospensione (e riconferma) della possibilità di riproduzione, sono spesso raccontate e vissute tra questi due estremi, tra naturalizzazione e medicalizzazione. Porre un veto alla narrazione delle esperienze di corpi che mestruano porta in luce un ulteriore tabù, legato al sesso e ai suoi umori – i corpi che trasudano, gocciolano, macchiano lenzuola e indumenti. E ancora, parlare di mestruazioni significa posizionarsi nel mondo, riscoprirsi attraverso la materialità dei corpi, mettere al centro la nostra relazione con altri esseri – umani e non umani – e con il pianeta, tra tossicità e sfruttamento prodotti da un capitalismo ostinato, cieco, violento.
Attraverso gli scritti pubblicati in questo numero, ci interroghiamo e mettiamo in circolo alcune domande fondamentali: cosa vuol dire avere uno sguardo femminista sulle mestruazioni? Come mettere in discussione i saperi normativi che prendono (e tolgono) parola su questo vissuto? Dove operare ribaltamenti e risignificazioni che permettano uno sguardo diverso, incarnato, tra personale e collettivo, sui processi che segnano i nostri corpi? Un percorso di riflessioni su corpi, salute, politica che DWF aveva già avviato con il numero TUTTA SALUTE! Resistenze (trans)femministe e queer, (DWF 103-104, 2014), che aveva aperto a un dialogo sulla salute, sul concetto di benessere, sulla medicalizzazione e sull’autodeterminazione dei corpi nella prospettiva (trans)femminista, senza omettere le distanze che occorrono tra femminismi e movimenti e soggettività LGBTQIA+.
Vogliamo superare le parole e i discorsi che ci hanno cresciute, e che inconsapevoli abbiamo riprodotto nascondendo l’assorbente nella manica della felpa a 15 anni, parlando per giri di parole, provando vergogna per il nostro corpo, non dando voce al dolore – a volte davvero ingestibile eppure mai compreso, nemmeno da quelle stesse che ne hanno fatto esperienza a loro volta – di un ventre che si contrae, punge, sanguina, di reni che sembrano spezzarsi, di gambe che non reggono, di tempie che scoppiano. Tornare a parlare di mestruazioni è quindi un gesto politico e femminista, che richiama il bisogno di radicarsi per uscire fuori nello spazio pubblico, come il sangue mestruale che goccia a goccia scorre dai nostri corpi, tra le nostre gambe, fino a terra.

Indice

MATERIA

SANGUINANDO. Contrastare la politica del nascondere
LA LINEA DEL SANGUE. Storie di mestruazioni, passaggi e indentià
SANGUINO MA ANCHE NO. Le mestruazioni tra norme di genere e tecnoscienza
LA FERITA PIÙ PROFONDA
ECOLOGIA DELLE MESTRUAZIONI
NIENTE SESSO IN ZONA ROSSA! IL TABÙ DEL SESSO MESTRUALE
IMPARARE DALL* STUDENTI. IL CONGEDO MESTRUALE A SCUOLA RACCONTATO DA CHI L'HA RICHIESTO
FAME FEROCE. QUEL “GRUMO GRANITICO DI RESISTENZA” ALLA TIRANNIA DELLA SPECIE

POLIEDRA

«HI. WE’RE THE KUNG FU NUNS». QUANDO LE DRAGHESSE COMBATTONO PER L’EMPOWERMENT FEMMINILE E PER L’AMBIENTE

SELECTA

RECENSIONI Doyle/Lo Piccolo; d’Eaubonne/De Joannon; Hotter, Sonnberger, Staffelmayr/Ballista

LE AUTRICI