VEDERE L’OSTACOLO, DWF (17) 1993, 1

Editoriale

Il testo si basa su una premessa: il soggetto femminile esiste, è consapevole e responsabile di se stesso, si pone come fine la propria libertà, sa percepire ciò che gli fa da ostacolo. Ma l’individuazione dell’ostacolo, dapprima, e degli obiettivi e delle strategie poi, dà luogo a diverse pratiche politiche.

Nell’editoriale vengono analizzati alcuni limiti e debolezze della politica dei diritti o della cittadinanza. E vengono evidenziate le difficoltà nell’esplicitare in tutti i rapporti della vita quotidiana l’esperienza di autorità femminile considerata come necessaria per produrre un’interpretazione sessuata del mondo.

Indice

CHE COSA SI CHIUDE, CHE COSA SI APRE
Il collettivo che ha funzionato come redazione dal 1986 traccia la storia dell'ultimo anno: della crisi politica e delle discussioni - sulle dinamiche interne al gruppo e sulla sua posizione nella politica delle donne - che hanno avuto per esito una nuova serie della rivista. Abbiamo riflettuto sulle nostre differenze e analizzato le nostre concezioni della rivista: di conseguenza non tutti i membri del collettivo sono rimasti.
ESSERE TRA AUTORITÀ E POTERE
Partendo dalla sua esperienza di lavoro l'autrice pone alcune questioni politiche. Come si situa la soggettività femminile in una realtà storica estremamente complessa? Come conservare un punto di vista univoco di fronte a tutte le sfide, ai linguaggi e ai codici che si presentano quotidianamente nella vita metropolitana? Gli uomini, e talora le donne stesse interpretano come desiderio di potere, inscritto nell'ordine simbolico maschile, il desiderio di una donna di spiegare l'esperienza complessa della competenza e della responsabilità. Ma altre letture sono possibili.
LE FACCIO UN ESEMPIO
Per chiarire la propria tesi, Spinelli mette in scena due figure emblematiche ma reali, una studentessa e la sua professoressa. La tesi è che soffriamo "di una mancanza di autorità femminile, nel senso di autorità di un soggetto collettivo che rimanda immagine, tanto da rendere possibile il collegamento tra la sua materialità di vita e la mia, in un orizzonte di senso comune". Abbiamo perso, secondo Spinelli, la capacità di fare esempi e la volontà di metterci in ascolto. "Se l'ascolto non è una necessità e può essere interdetto, fondare autorevolezza collettiva è fatto di scarso rilievo".
QUANTI COLORI HA LA LIBERTÀ FEMMINILE
L'autrice pensa che sia possibile uscire dall'atteggiamento solidarista verso il gruppo sociale "svantaggiato" delle donne immigrate e che sarebbe più efficace assumere un atteggiamento che permetta di scoprire e di misurare la loro forza di protagoniste di processi significativi per la libertà femminile. Michetti illustra le motivazioni e l'utilità di questo punto di vista per dare un senso nuovo alla ricchezza delle loro esperienze di vita.
LE DONNE DI GULLIVER
In questa sezione della rivista una femminista già nota per i suoi studi presenterà il lavoro di un'allieva. Questa volta la filosofa Adriana Cavarero ci propone un saggio - sulle figure femminili in Jonathan Swift - di Mirella Agorni, giovane anglista con cui ha un rapporto intellettuale reciprocamente fruttuoso.
PER FLO WESTOBY
Ricordo di una redattrice della prima serie della rivista, morta di recente, con un breve profilo della sua vita, dei suoi interessi e del suo contributo alla rivista.
DONNE COME NOI. Marocchinate 1944 - Bosniache 1993
Questo testo presenta una varietà di documenti sulle migliaia di donne che furono violentate nel Basso Lazio dai soldati marocchini (i Goum) dell'esercito francese: storia, lotta di queste donne per essere riconosciute vittime di guerra, discussioni parlamentari, interviste, etc. Il fine di Chiurlotto - che ha utilizzato una tesi di laurea di Concetta Venditti (1977) - è di contribuire a una riflessione politica su ciò che sta accadendo nella ex-Iugoslavia (ci sono molte somiglianze) e sulle iniziative dei gruppi femministi italiani in merito.

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