SPAZIO, DWF (55-56) 2002, 3-4

Editoriale

Discussione (Vita Cosentino, Donatella Alesi, Maria Luisa Boccia, Rosetta Stella, Laura Gallucci, Paola Bono, Federica Giardini, Laura Fortini, Patrizia Cacioli, Paola Masi) e commento (Chiara Zamboni).

Spazio – perché il femminismo sta cambiando registro , le donne sono cambiate, il mondo è cambiato. Il problema è: come? Come fare a vivere – oggi, dopo questi cambiamenti – gli spazi “pubblici” che condividiamo con altre donne e uomini? Come fare (farlo?) a rendere visibili in questi spazi le vittorie del femminismo e il suo impegno politico?

Su questi problemi la redazione ha invitato alla discussione alcune donne la cui presenza all’interno del femminismo italiano è stata significativa. La lettera d’invito sottolinea l’urgenza di leggere politicamente i percorsi della presenza delle donne negli spazi pubblici, i modi della loro “sessuazione”. La discussione, preceduta e seguita da scambi di opinioni scritte, ha parzialmente risposto alle domande e ne ha poste di nuove.

I termini del problema (personale/politico/pubblico, linguaggio, ordine simbolico) sono stati esaminati attraverso esempi concreti, mettendo a confronto i differenti modi di sperimentare e sessuare lo spazio. Non è stata raggiunta una conclusione, né era voluta.

Indice

MATERIA

LETTERA D'INVITO. Sessuare lo spazio
L'INCONTRO
IN COMMENTO. Lo spazio condiviso

POLIEDRA

MASOCHISMO, PIACERE VISIVO, POTERE EVERSIVO
Lucilla Albano soprintende alla dissertazione di Simona Centi sulla quale è basato questo articolo. Centi attinge alla teoria di Gaylyn Studlar sul piacere masochistico cinematografico (vs. l'interpretazione accettata della posizione voyeuristica associata al sadismo) per sottolineare sia il suo potere eversivo sia le sue potenzialità come strumento d'interpretazione. L'ipotesi della Studlar è esemplificata in una lettura della produzione di Joseph Von Sternberg come macrotesto masochista, e, all'interno di questo, della sua più significativa icona femminile: Marlene Dietrich.
VIRGINIA WOOLF. La capra che fa la differenza
Introdotta da Chiara Zamboni, che soprintende alla sua dissertazione, Paola Cenzon esplora vita e morte della Woolf, ascoltando la sua voce alla luce dei problemi di oggi. Il suo soprannome, "caprona", diventa una chiave interpretativa: "nella capra c'è stranezza, disagio, gioco, differenza, atipicità, intelligenza, curiosità, la capra è sofferenza e riso". Nella lettura della Woolf di Cenzon, l'immagine della capra diventa l'immagine di quella differenza femminile che fu per la Woolf fonte di significato e che anche lei significò per molte altre donne.
L'esperienza del "Laboratorio di letture: sguardi sulle differenze", al suo terzo anno, è raccontata qui da un gran numero di partecipanti abituali. Si tratta di incontri aperti che si svolgono all'Università di Roma "La Sapienza" presso la Facoltà di Scienze Umanistiche. Il lavoro comune è basato sullo scambio di vedute su alcuni dei maggiori testi del pensiero femminista internazionale: in ciascun incontro tre donne di generazioni differenti sono chiamate a dire la loro opinione su un testo o un'esperienza politica e/o culturale significativa e a discuterne con i partecipanti. Dalle differenti voci raccolte in questo numero è possibile farsi un'impressione della varietà dell'approccio e della diversa concettualizzazione di questa stimolante esperienza.

SELECTA

RECENSIONI