PROGETTI E PROGETTUALITÀ, DWF (2) 1986, 2

Editoriale

Ci si interroga sulla possibilità di sostituire alla comune progettualità che ha sostenuto il movimento e anche le singole vite, una progettualità che non neghi le differenze ma che alimenti le singole vite nel loro darsi significato. Una “progettualità sessuata” che appartiene alla consapevolezza, all’intenzione politica del soggetto e che va distinta dalla visibilità dei singoli progetti, sempre possibile e anzi prevista nell’organizzazione sociale.

Indice

TRE DOMANDE
Vengono rivolte ad alcune donne tre domande collegate con il ragionamento dell'editoriale.
[PROGETTI, PROGETTUALITÀ]
L'autrice, della Libreria delle donne "Al tempo ritrovato" di Roma, racconta come la sua progettualità personale si sia esplicitata all'interno di una progettualità collettiva, esprimendosi nel progetto concreto della libreria: ciò prevede una sfida al mercato editoriale, un rapporto diverso con l'utenza, un ascolto di quel nuovo pubblico che non parte più dal senso di appartenenza al genere, ma semmai lo prevede come esito possibile.
[PROGETTI, PROGETTUALITÀ]
Imprenditrice, dell'UDI di Catanzaro, l'autrice racconta i suoi progetti di lavoro, in cui si manifesta una complessiva progettualità di vita, pur senza esaurirla. La progettualità prevede l'intenzione di "dare ad altre donne la possibilità di realizzare progetti sulla base di una circolazione dell'esperienza accumulata, nell'ambito di una progettualità comune che permetta una visibilità collettiva, superando l'isolamento e la sparizione".
[PROGETTI, PROGETTUALITÀ]
L'autrice (docente all'Università di Verona, filosofa, della Libreria delle donne di Milano) sostiene che la tendenza prevalente a concepire le imprese sociali delle donne come un modo per stare insieme anziché lottare per risultati più significativi deriva dalla difficoltà di confrontarsi con una misura giudicante femminile, di contrattare la propria libertà in primo luogo con la madre e con le altre donne. Sulla base delle proprie personali esperienze in imprese che ha condiviso, l'autrice sostiene che oggi più che mai, e in forme da inventare, c'è bisogno "non di compagnia, non di affetto, ma di rispondenza femminile, di uno specchio valorizzante". E in questo senso di un soggetto collettivo.
[PROGETTI, PROGETTUALITÀ]
L'autrice, funzionaria della Lega Nazionale delle Cooperative, ripercorrendo brevemente la sua storia politica di lesbo-femminista, lamenta il restringersi delle possibilità di comunicazione e sostiene di essere interessata al dibattito politico in corso "solo se offre la possibilità di costruire una strategia di intervento sul mondo". Interpreta il rapporto fra progettualità individuale e soggetto collettivo come esito augurabile di un confronto tra identità o percorsi o progetti differenti.
[PROGETTI, PROGETTUALITÀ]
L'autrice (docente dell'Università di Roma, storica, della redazione di "Memoria") contesta la genericità delle domande propostele. "La progettualità sessuata non può restare un'idea generale. Deve venir determinata se deve valere per ognuna come strumento di autorivelazione, come strumento di rifiuto dell'oppressione, come strumento di correzione di forme particolari di alienazione o di ingiustizia".
[PROGETTI, PROGETTUALITÀ]
L'autrice, giornalista della redazione di "Noi donne", dichiara di non avere più alcun interesse per il soggetto collettivo genericamente inteso e complessivamente per i ragionamenti a cui invitano le domande. Le interessano in questa fase le tematiche del sesso commerciale (prostituzione, pornografia, industria sessuale in generale) e, per quanto è possibile, l'incontro con le donne che lo praticano esplicitamente.
[PROGETTI, PROGETTUALITÀ]
L'autrice (docente all'Università di Bologna, americanista, della Libreria delle Donne di Firenze e della casa editrice "Estro") parte dalla convinzione che il lesbismo "non è semplicemente una pratica sessuale; è un modo di vivere, impossibile senza una comunità". Racconta perciò come, attraverso il tempo, abbia cercato di costruire diverse modalità di aggregazione per donne lesbiche. Si sofferma sulle vicende vissute da questo punto di vista all'interno della Libreria delle donne di Firenze e sull'intreccio fra le sue attività politiche e il suo lavoro accademico.
[PROGETTI, PROGETTUALITÀ]
L'autrice ( docente all'Università di Torino, fisica e storica della scienza; del centro culturale delle donne "Livia Liverani Donini") sottolinea la distinzione tra un progetto, che "viene caratterizzato stabilendone contenuti, strumenti, obbiettivi", dalla progettualità che "si dà invece solo in relazione a un soggetto e concorre a plasmarlo mentre ne rende esplicito il senso". Per l'oggi, si augura che le dinamiche dei conflitti non soffochino la pluralità dei soggetti. Stabilisce un nesso tra questa progettualità differenziata e le prospettive cui si ispirano in vari ambiti molte culture della complessità.
[PROGETTI, PROGETTUALITÀ]
L'autrice (docente dell'Università di Padova, sociologa; fa parte della Segreteria del "Centro di studi storici sul movimento di liberazione della donna in Italia" di Milano), parte dalla constatazione che forse il significato dei due termini progetti-progettualità si è divaricato nel tempo e che ciò che ha sentito di dover abbandonare è l'idea del progetto-progresso di matrice illuministica e marxiana. Da qui un percorso più incerto e pieno di interrogativi, personali e collettivi, in cui la passione di una progettualità sessuata "sta nel procedere tentando di conoscersi e viversi intera; in affetti, lavoro, corpo e testa".
[PROGETTI, PROGETTUALITÀ]
L'autrice, fondatrice ed operatrice del Servizio donne di salute mentale presso la USL 39 di Napoli, racconta come è nato nel 1977 il progetto di modificare l'agire psichiatrico a partire dalla riflessione sulla condizione femminile. Il gruppo parte da un nucleo di operatrici che lavorano nell'ospedale psichiatrico di Napoli e che si muovono nell'intenzione di portare la propria differenza sessuale nell'ambiente istituzionale di lavoro agendo su due livelli: trasformazione del proprio ruolo di operatrici, trasformazione della condizione delle donne ricoverate in ospedale. Progetto che nasce da un sentimento di appartenenza a un soggetto collettivo, che si evolve nel tempo fino a raggiungere il proprio obbiettivo e fino a voler trasmettere ad altre un patrimonio di conoscenza e di esperienze.
IO VEDO, NEL TEMPO, UNA BAMBINA
In forma non sistematica, l'autrice descrive il paradosso attuale del pensiero femminista, "che sta tutto in questo desiderio di ricerca ed elaborazione collettiva di una nuova definizione dell'individualità soggettiva di ciascuna". Il discorso è condotto attraverso due tempi e due modi del verbo essere: l'imperfetto e il condizionale passato. Era è il tempo della bambina, immagine di colei che aveva a disposizione un'eredità senza testamento e che era già, senza saperlo, donna. Inserita in un sistema il cui codice non poteva rappresentarla, prima che apparisse il femminismo, era, come tutte le altre, una voce che parlava nel deserto. Sarebbe stata è il tempo del possibile, in cui si recupera il passato ma in cui anche il desiderio è presente, vale a dire il rifiuto delle certezze e delle profezie tipiche degli anni Sessanta. L'autrice conclude con un'indicazione relativa al momento, apparentemente di vuoto, che stiamo vivendo: negare la storia negativa, un passato passivo, imprimere una svolta storica al "vissuto" delle donne verso una propria affermazione, autorevolezza di sé e delle altre.
UNO SGUARDO DAL LABORATORIO
Una serie di esempi concreti permette all'autrice di analizzare i "gesti" che fanno l'attività di ricerca in un laboratorio scientifico, attività le cui caratteristiche sono la programmazione, la previsione, la pianificazione in una catena logica e pratica che non può tollerare pause. Un lavoro di questo genere esige che la stessa vita privata sia organizzata in rapporto alla ricerca. Il risultato è una situazione fortemente strutturata nella quale c'è poco spazio per un'analisi della propria soggettività. L'autrice propone qualche tema di riflessione nella prospettiva - da verificare - che esista un'identità femminile nella produzione scientifica e che essa abbia, o possa avere, in futuro, un ruolo da giocare. Il primo tema riguarda il rapporto tra l'estrema competitività, tipica del mondo della ricerca, e l'atteggiamento delle donne che a vari livelli ne fanno parte. Il secondo la possibilità di una specificità del contributo delle donne alla ricerca scientifica. Secondo l'autrice sarebbe più utile, e più rivelatore, anche per le donne scienziate, interrogarsi partendo dai risultati concreti della ricerca per verificare se ci sia un legame di continuità tra le differenti esperienze fatte in questo campo, in modo autonomo, da donne, e quelle delle donne che lavorano in altri settori della ricerca.
IL MATERIALE BASE È IL PIACERE
Cloti Ricciardi è un'artista. Riconosce il ruolo della critica, ma spiega le ragioni del conflitto permanente tra "parole" e "opere d'arte", così come la natura politica di questo conflitto. Si domanda poi se l'immagine può essere identificata in rapporto con la differenza sessuale e denuncia alcuni equivoci - propri anche della cultura femminista - che impediscono la corretta impostazione del problema. Ciò significa che occorrerebbe riflettere "sulla impossibilità di pensarsi come soggetto forte, in grado di interagire autorevolmente con il reale, e quindi di essere coinvolto nel processo di creazione-fruizione dell'opera d'arte". L'autrice conclude esponendo le ragioni per le quali costruisce immagini, a partire dal suo proprio rapporto con la vita. Seguono 3 tavole.
PROFITTI E PERDITE
Un percorso di vita, privata e pubblica, lascia il segno nella struttura di una biblioteca personale. Le presenze e le assenze, la predilezione o il rifiuto per certi autori, che si manifestano nel corso del tempo, significano molto. Questo è il punto di partenza dell'autrice per rileggere le intenzioni, i progetti tipici di un percorso collettivo di emancipazione vissuto all'interno di un'associazione di donne, i cambiamenti che hanno avuto luogo, così come l'approccio culturale proprio di una nuova generazione che sostiene la socializzazione tra donne senza mortificare i tratti intellettuali e politici di ciascuna.
LA SCRITTURA LETTERARIA. I segni e le tracce di un progetto di sé
La scrittura letteraria e, in forma speculare, i testi letterari rappresentano un modo attraverso il quale una propria percezione della vita e di un progetto di sé prendono forma ed espressione. Questa affermazione è particolarmente vera per le donne, escluse da un sistema di segni e di valori e dunque dalla tradizione letteraria: prendere la parola in pubblico, scrivere, è stato per lungo tempo un atto di insubordinazione sociale. Per questo motivo la scrittura letteraria delle donne esige verifiche ed ipotesi interpretative complesse. L'autrice comincia con due osservazioni, la prima riferita alla quantità, la seconda alla qualità della presenza di donne scrittrici nella letteratura italiana. La quantità non è grande. In ragione di ciò, le presenze - in modo diverso a seconda delle epoche - devono essere percepite sullo sfondo delle assenze, delle esclusioni ferocemente compiute. Quanto alla qualità, se non si utilizzano le semplificazioni con le quali si è soliti classificare le opere delle donne - fatto puramente occasionale o espressione minore - bisogna immettere "nell'ottica di lettura e di interpretazione dei testi la consapevolezza delle varianti che conseguono alla differenza dell'identità sessuale del soggetto di scrittura". Non si tratta di un'aprioristica attribuzione di valore, ma di una ricollocazione di queste scritture in una tradizione di pensiero e di storia femminile. L'a. fa alcuni esempi, analizza alcuni personaggi significativi della letteratura italiana: Caterina da Siena per il periodo delle origini; Vittoria Colonna, Gaspara Stampa, Maria Maddalena de' Pazzi per il Rinascimento; Sibilla Aleramo per l'epoca contemporanea.
L'ALTRA PAROLA DI ANGELA CARTER
Il testo è sia la premessa a una lunga intervista con Angela Carter, sia un saggio autonomo sulla lettura come metafora della relazione con il mondo. L'autrice si riconosce in due atteggiamenti, entrambi "partigiani", nel senso che sono coscientemente soggettivi: la lettura resistente e la lettura come azione positiva. La prima indica la resistenza "all'identificazione in forme simboliche che mi richiedono la cecità dell'intelligenza, l'oblio del mio sapere esperienziale, l'investimento di me in immagini fondate sulla mia negazione". La seconda comporta l'esclusione di giudizi e sommari sul pensiero e sul lavoro di donne, per verificare, in caso, quali siano le ragioni di un iniziale rifiuto. In particolare l'autrice si interroga sull'ambiguità di fascinazione/rifiuto relativamente ad un'opera specifica di Angela Carter, La passione della nuova Eva. Constatato una volta ancora che l'intervista - nella sua illusoria autenticità - nulla ci dice della globalità di un progetto che consiste semmai nell'opera dello scrittore, Paola Bono analizza la forma allegorica propria della scrittura di Angela Carter. Risultato di questa analisi: La passione impone domande sull'essere e il divenire del sé, sulla propria identità e rappresentazione. "Rileggendola, la passione della nuova Eva è diventata la mia possibile passione, e le risposte che ho creduto di rinvenirvi si sono mutate in domande da pormi al di là del testo".
IN INGHILTERRA ANCHE...
Racconta la preparazione e la nascita della rivista culturale "Women's Review" nel contesto delle vicende di varie e numerose e più o meno fortunate testate femministe inglesi. Analizza brevemente le dinamiche che si creano in un'impresa di donne, per sottolineare come l'investimento delle donne ha sempre un carattere insieme pragmatico ed affettivo. La felicità della riuscita nasce "dalla consapevolezza acquisita che spesso si è più forti di quanto ci si renda conto".
FIGURE DELLA DIFFERENZA SESSUALE
Le autrici sono donne filosofe della cooperativa culturale "Transizione" di Napoli. Presentano una sintesi del lavoro comune di un anno, durante il quale hanno avuto luogo tre incontri con altri gruppi italiani, "Diotima" di Verona e il Centro culturale V. Woolf di Roma. Il punto centrale della loro riflessione è la differenza sessuale così come è stata definita da L. Irigaray. Si segnala anzitutto il pericolo di ogni sapere filosofico costruito su categorie concettuali rigidamente definite - il soggetto, l'unità, l'essere - pericolo che si corre anche se si applica alla fondazione del femminile. Per quel che concerne la filosofia del nostro secolo, il pericolo consiste nella possibilità di ridurre il pensiero delle donne ad una variante della "crisi del soggetto". Si propone poi il concetto di "figura della differenza" mostrando in qual modo questo concetto permette una molteplicità di significati e dunque di passaggi, di incroci. La "somiglianza" e le sue figure hanno storicamente stabilito il pensiero (maschile, ma che si pretende neutro): occorre riempire di senso le "figure della differenza" e questo è possibile solo fra donne. Collegandosi a L. Irigaray, le autrici adottano "il mucoso" come figura di apertura, mentre la conclusione è un'immagine che è nello stesso tempo figura della differenza e affermazione etico-politica: "una rete a maglie larghe: dia-logo". "Ci sembra questa la strada della trasformazione, del dia-logo, quella che valorizza il 'dia', l'intermedio, la differenza. Differenza che si propone quindi come cura, reciprocità, rete, e contemporaneamente allentamento dei vincoli concettuali interpretativi, delle chiusure dei saperi".
FEMMINISMO E SCIENZA
Esamina le implicazioni che la recente critica femminista della scienza comporta nel rapporto tra scienza e femminismo. Tale critica all'androcentrismo ha vari aspetti che vengono esemplificati: dall'accusa di mancate pari opportunità nel lavoro a pregiudizio nella scelta e nella definizione dei problemi, al modo in cui gli esperimenti vengono fatti e interpretati. Ora la critica femminista si estende alle fondamenta del pensiero scientifico. L'autrice analizza la scienza come processo sociale utilizzando la prospettiva offerta dalla psicoanalisi e giunge alla conclusione che nella scienza moderna è riconoscibile un atteggiamento proprio del costrutto culturale del maschile, per esempio anche nella inclusione del dominio tra gli scopi della conoscenza scientifica. Ma questo non è l'unico atteggiamento possibile nei confronti della natura.

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