LAVORO, NON LAVORO. Per una economia politica della liberazione della donna, Nuova DWF (12-13)

LAVORO, NON LAVORO. Per una economia politica della liberazione della donna, Nuova DWF (12-13)

Editoriale

Indice

PRESENTAZIONE
L'autrice parte dalla constatazione che "oggi la consapevolezza che il lavoro domestico costituisce una delle articolazioni su cui si regge il sistema economico e ideologico è largamente acquisita dalle donne e la sua analisi rappresenta il punto di partenza per una revisione dell'intera teoria economica". Il problema comune a tutte le analisi è il confronto con la teoria marxista, ma diversi gruppi ne traggono diverse conseguenze. Si dà generalmente per scontato che il rapporto donna-classe passi attraverso la struttura familiare, come se tale struttura fosse paritaria. La definizione del rapporto donna-classe richiede invece una verifica dei termini tradizionali dell'analisi marxiana, privilegiando un'ottica che parta dalla donna stessa e dal suo proprio rapporto con il capitale. L'autrice mette poi in discussione la richiesta, avanzata da un settore consistente del movimento, per un salario al lavoro domestico, che presenta rischi di riconferma della ruolizzazione difficilmente superabili.
LA DONNA TRA PUBBLICO E PROVATO. La nascita della casalinga e della consumatrice
L'autrice mette in discussione la concezione per la quale l'ambito privato "di competenza delle donne", non ha nessun nesso dialettico con l'ambito pubblico "di competenza degli uomini"; dimostra al contrario la stretta relazione che esiste tra pubblico e privato nella nostra società. Al fine di illustrare questa tesi viene preso il caso della società americana tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, e si dimostra come l'ideologia della famiglia, fosse necessaria all'equilibrio sociale dell'epoca: la famiglia, in quanto microcosmo sociale, aveva la stessa importanza dell'ambito cosiddetto pubblico. Date queste premesse, il taylorismo sarà applicato in modo del tutto coerente al lavoro domestico. Ciò porta l'autrice a concludere che, nonostante l'accresciuto carico di lavoro per le donne, la loro influenza sociale aumenta come anche la possibilità di una cogestione della cosa pubblica fino ad allora inimmaginabile.
LAVORO DOMESTICO E POLITICA DI LIBERAZIONE DELLE DONNE
L'analisi è centrata sul lavoro domestico, sulle sue definizioni teoriche, e sulle sue implicazioni nella struttura sociale. L'autrice esamina in particolare le rivendicazioni di alcuni settori del movimento femminista e delle donne in generale in merito al salario per il lavoro domestico. Senza contestarne l'aspetto positivo di mobilitazione e di stimolo, in quanto fattore di presa di coscienza da parte delle donne della specificità dei loro problemi, l'autrice non ritiene che, nel caso questa rivendicazione sia soddisfatta, i rapporti di subordinazione si modifichino radicalmente. Nel sottolineare i rischi derivanti da una battaglia femminista centrata solo sul salario per il lavoro domestico, viene proposta una diversa linea d'azione, basata sulla negazione dei ruoli lavorativi (definiti dal sesso) e sulla socializzazione del lavoro domestico, come alternativa più concreta e decisiva per trasformare l'insieme del contesto economico e sociale e la situazione delle donne.
IL DIBATTITO SUL LAVORO DOMESTICO
Analizzando le teorie sul lavoro domestico, in particolare quelle di Harrison e di Delphy, l'autrice prende in esame: il rapporto tra capitalismo e lavoro domestico (viene messo in evidenza come il lavoro domestico non sia necessariamente funzionale al capitalismo, anche se quest'ultimo lo utilizza per riprodursi); il ruolo reale e potenziale delle donne nella lotta socialista, senza dimenticare tutte le contraddizioni che possono sorgere e la necessità di formulare un'economia politica delle donne che denunci, tra l'altro, i limiti delle analisi attuali che peccano di "funzionalismo" o di "economicismo" eccessivi. L'autrice analizza infine i difetti di una concezione del lavoro delle donne considerato in contesti limitati ( famiglia/casa; casalinga/lavoratore salariato, ecc.) , invece di porre il problema in rapporto alle strutture sociali nel loro insieme. La conclusione del saggio apre a diverse prospettive per una teoria del rapporto tra le donne e l'ambiente domestico.
CLASSE OPERAIA, LOTTA DI CLASSE E PERSISTENZA DELLA FAMIGLIA
Il saggio denuncia l'insufficienza dell'analisi marxista tradizionale sulla funzione della famiglia e del lavoro domestico. Delineando una storia del rapporto tra famiglia operaia e capitale, l'autrice sottolinea come la famiglia non sia soltanto uno strumento utilizzato dal capitale: al contrario, l'istituzione familiare rappresenta un mezzo della classe operaia per resistere al capitale e per rendere più efficace la propria lotta. E' questa la spiegazione della difesa che il proletariato ha sempre fatto della famiglia. Vengono così messi in rilievo i presupposti economici, in termini di lotta di classe, dell'ideologia sessista ancora dominante. La conseguenza è che la famiglia va considerata come un luogo dove è possibile mantenere i rapporti tra i suoi membri al di fuori del mercato del lavoro, piuttosto che come una reliquia di un modo di produzione meno sviluppato.
PRODUZIONE CAPITALISTICA E LAVORO SALARIATO FEMMINILE. Alcune note
Il saggio analizza le problematiche derivanti dalle teorie marxiste tradizionali sul lavoro femminile, e in particolare sul lavoro femminile salariato, partendo da Engels e dall'origine della subordinazione femminile e dalla situazione per la quale questa subordinazione deve cessare. In realtà queste teorie sono insufficienti, e l'autrice ne propone una che vede nella famiglia uno strumento necessario tanto al capitale quanto alla classe operaia, in un rapporto dialettico e conflittuale. Viene così formulata una diversa interpretazione del lavoro femminile salariato, ovvero di un lavoro sottopagato, non specializzato o semispecializzato, che si concentra in particolari ambiti dell'industria moderna e che è in generale effettuato da donne sposate.
LAVORO FEMMINILE E CRISI ECONOMICA. La Grande Depressione degli Anni Trent
Analisi dell'impatto della Grande Depressione degli anni trenta negli Stati Uniti sulla funzione del lavoro delle donne, che si tratti del lavoro domestico gratuito o del lavoro salariato. L'autrice verifica somiglianze e differenze con l'attuale crisi dell'impiego femminile e le sue fluttuazioni sul mercato del lavoro, rimette in discussione l'idea generalmente ammessa che le donne costituirebbero un esercito di riserva nei periodi di espansione economica. In realtà i dati presentati nell'articolo mostrano che la segregazione sessuale in seno alla forza di lavoro rende la percentuale di impiego femminile alquanto stabile, per quanto poi spetti alla donna di portare il peso economico e psicologico della recessione.
LA DONNA E IL LAVORO NELLA GRECIA ARCAICA
L'articolo si pone nella scia dei saggi che negano l'esistenza di un matriarcato corrispondente a un'epoca in cui la posizione della donna sarebbe stata libera, produttiva e paritaria con l'uomo. A partire da un problema particolare, quello della tipologia del lavoro femminile e della distribuzione di razioni alimentari come pagamento del lavoro svolto, così come appare in testi micenei, l'autrice riesce a dimostrare che il lavoro femminile equivale al lavoro servile, e che al lavoro maschile diretto verso l'esterno equivale il lavoro femminile legato quasi esclusivamente alla casa e in particolare alla tessitura. Le sole differenze che si danno tra i diversi strati sociali nei confronti delle donne hanno tutte un'origine di "classe". E d'altra parte la posizione della donna aristocratica non appare particolarmente privilegiata rispetto a quella della donna schiava. Il materiale analizzato permette di capire anche i testi omerici sul lavoro femminile, delineando al contempo le grandi linee della società omerica come anche alcuni aspetti della civiltà greca dell'epoca classica.
CHI HA UCCISO ANNA KARENINA? Inchiesta sugli omicidi bianchi nei romanzi dell'Ottocento
Il personaggio di Anna Karenina è messo a confronto con altre eroine di romanzi celebri della seconda metà del diciannovesimo secolo. Secondo l'autrice queste donne, di cui Anna è il simbolo e rappresenta la coscienza più lucida, mettono in evidenza la crisi dei ruoli e delle leggi sociali, sconvolgendo in primo luogo l'istituzione della famiglia. Da vittime diventano partecipi attive e a loro è affidato il peso di rappresentare la possibilità di mutamenti radicali in una prospettiva più vasta a livello sociale e individuale. La loro fine, sempre tragica, è dunque la conseguenza del riaffermarsi del potere repressivo e reazionario dell'uomo (marito/amante/ padrone) in ambito domestico e pubblico, riaffermazione di un potere che la situazione storica non permette ancora di vedere rovesciato e calpestato nonostante la sua crudeltà e il suo anacronismo.
LO STUPRO. Che hanno detto gli psicanalisti?
Non si tratta di uno studio originale, ma di un esame delle teorie psicoanalitiche e psicologiche più note sul reato di stupro. La maggior parte delle tesi non prende in considerazione la colpa degli autori di tale reato, che è spesso presentato come conseguenza di frustrazioni sessuali e psicologiche la cui responsabilità ricade sulle donne e sulle madri degli stupratori. Lo stupro è così considerato nel quadro di altri delitti sessuali, senza che vi si vedano caratteri culturali e sociali particolari. I primi tentativi di una contro-analisi femminista partono invece da presupposti differenti, e includono questo reato nella sfera delle "azioni politiche di potere" contro le donne, lasciando l'aspetto più specificamente sessuale in secondo piano. Le note forniscono un ricco e importante apparato bibliografico.
RAPPRESENTAZIONE E SITUAZIONE DELLA DONNA AL V CONGRESSO INTERNAZIONALE SULL'ILLUMINISMO