IL CORPO DELLA DONNA. Ideologia e realtà, Nuova DWF (9) 1978

IL CORPO DELLA DONNA. Ideologia e realtà, Nuova DWF (9) 1978

Editoriale

Il numero intende affrontare, da angolazioni diverse, uno specifico problema: l’interrelazione tra la “donna reale”, quale risulta concretamente da un dato contesto storico e l’immagine di donna operante a livello ideale nel medesimo contesto.

Indice

DALLA PUBERTÀ ALLA MENOPAUSA. Il ciclo della femminilità nei medici americani del XIX secolo
L'autrice, attraverso l'esame dei trattati medici e dei manuali di igiene domestica in uso negli Stati Uniti nel diciannovesimo secolo, analizza l'atteggiamento dei medici vittoriani nei confronti della pubertà e della menopausa delle donne. I giudizi scientifici o pseudoscientifici dei medici su questi due fenomeni fondamentali della fisiologia femminile e i consigli dati alle donne sulla base di questi giudizi, riflettevano e confermavano "scientificamente" le definizioni date dalla società al ruolo della donna e alla sua identità. L'ambivalenza dell'immagine femminile, innocente e bestiale, pura e al contempo ricca di carica sessuale, trova precisa risonanza nei trattati medici, che contribuiscono così all'istituzione di nuovi principi che giustifichino il ruolo tradizionale di sposa e madre, nel momento in cui la nascita del movimento emancipazionista e il numero crescente di donne che sceglievano di non sposarsi mettevano in crisi la definizione di "sfera femminile".
GRAVIDANZA, PARTO, ALLATTAMENTO NEL SETTECENTO FRANCESE
Nonostante la scarsità di fonti e di testimonianze dirette sul problema, l'autrice, attraverso l'esame di una ricca bibliografia demografica e medica, esamina l'atteggiamento verso la maternità nel Settecento francese, nei tre momenti della gravidanza, del parto e dell'allattamento. Insieme alla persistenza di tradizioni più legate a riti magici e religiosi, Pancino sottolinea in particolare il progredire della scienza medica maschile in campo ostetrico, progresso che in un secolo soppianta la figura della levatrice, sia nella sua funzione sociale che in quella sanitaria. Infatti nel diciottesimo secolo medici e chirurghi intervengono per contenere l'alto tasso di mortalità per parto, ma con una scienza ancora rudimentale, che non conosce la sterilizzazione, con strumenti arcaici come il forcipe, non riescono a raggiungere il loro obbiettivo, mentre le conoscenze empiriche delle donne di paese, accumulate nel corso di secoli, vanno perdute. Ulteriore aspetto esaminato dall'autrice è quello dell'interesse crescente dello Stato verso i bambini, considerati come una ricchezza della società, che implica l'intervento dello Stato nelle regole di allattamento delle nutrici e nella sottile costruzione di una nuova ideologia della maternità.
SUL CONCETTO DI PRODUZIONE-RIPRODUZIONE
A partire dall'opera di C. Meillassoux, Donne, granai e capitali, le autrici esaminano alcuni concetti utilizzati dall'autore, come anche da altri, in merito al rapporto produzione-riproduzione, al fine di precisarne la portata teorica e definire la posizione delle donne in una società data. Rifiutando dunque l'uso generico di tali concetti, le autrici li precisano, mettendo in evidenza le loro definizioni specifiche. Il concetto di riproduzione viene analizzato sotto tre aspetti: a) riproduzione sociale, ovvero analisi delle strutture che devono essere riprodotte affinché la riproduzione sociale nel suo insieme abbia luogo; b) riproduzione della forza lavoro, nella misura in cui non è soltanto riproduzione biologica o umana, ma anche mantenimento della forza lavoro e distribuzione dei soggetti nelle posizioni interne al processo lavorativo, con la conseguente riconsiderazione del "lavoro domestico"; c) riproduzione umana o biologica, di cui si discute il senso sociale e le sue diversificazioni nella storia e in altre società. Le autrici passano infine a esaminare la specifica divisione sessuale del lavoro superando le interpretazioni economicistiche, per individuarla come elemento di costruzione dell'identità di genere.
VERSO LA FINE DELL'EDIPO?
Il coincidere tra l'abitudine inconscia dell'individuo - il bisogno di realizzarsi - e la sua problematica politica, di persona inserita nei processi sociali, è oggi più che mai presente e impone anche alla psicoanalisi di rimettere in discussione alcune sue tesi teoriche, in quanto storiche e non universali. L'autrice analizza il concetto di "struttura edipica", per verificarne il valore esplicativo, in un momento storico in cui si sta trasformando, anche per effetto della presa di coscienza delle donne, l'istituzione in cui questa struttura si realizza: la famiglia. L'autrice esamina dunque le varie interpretazioni del divieto d'incesto e dell'Edipo date da Freud, Jung e Lacan. Si discute anche della separazione tra razionalità (maschile) e irrazionalità (femminile) inerente alla struttura edipica del nucleo familiare che, proposta come fenomeno psicologico e fatto culturale, è invece alimentata dall'attuale struttura sociale che la utilizza per mantenere la divisione del lavoro tra uomini e donne.
IDEOLOGIA MEDICA E MEDICALIZZAZIONE DELL'ABORTO
A partire dall'esperienza personale di aborto in una struttura sanitaria inglese, l'autrice sottolinea come, anche quando esiste una completa libertà di aborto, persistono tuttavia delle strutture ideologiche che limitano la scelta delle donne. Tale ideologia si esprime in particolare nell'atteggiamento dei medici che tendono a dare dell'intervento un'immagine di "operazione chirurgica", con il ricorso all'anestesia totale e con una messa in scena quale quella del camice bianco che la donna deve indossare e il suo trasporto in barella prima dell'intervento, le precauzioni, i consigli, le prescrizioni di medicine e l'apparente preoccupazione per la sua salute, dopo. Tutto ciò contribuisce a dare l'idea che la donna che intende abortire è malata e conferma il senso di "trauma" fisico e psicologico che la donna deve provare al momento della decisione di abortire. L'autrice propone al movimento delle donne di confrontarsi con il trattamento dell'aborto e di lottare perché si affermi un metodo abortivo alternativo al potere medico.
L'AUTOCOSCIENZA COME RICERCA DEL MOVIMENTO
L'autrice esamina il senso che l'uso dell'autocoscienza ha avuto per il movimento femminista, sia dal punto di vista politico che culturale. In particolare l'autocoscienza ha rappresentato un nuovo metodo di ricerca: nuovo soprattutto perché, rispetto agli strumenti teorici e concettuali tradizionali, aveva una caratteristica discriminante, quella di essere fondata sulla "pratica". Infatti non si è partite da nuove tesi da dimostrare, ma dal vissuto, da condizioni di vita reali, concrete, sperimentate materialmente dalle donne. Da questo punto di vista l'autrice esamina i campi che più spesso sono stati investiti da questo nuovo metodo di ricerca: la psicoanalisi e il linguaggio.
MARGARET MEAD. Per una rilettura critica
L'autrice, nell'esaminare l'opera di M. Mead, cerca di suggerire alcune riflessioni sull'antropologa americana sia come studiosa, sia come intellettuale, la quale, protagonista del dibattito culturale della sua epoca, anche per mezzo dei mass media, ha contribuito a modificare il senso comune tradizionale sui ruoli sessuali. Non va ad esempio dimenticato che il femminismo americano degli anni Sessanta si è sviluppato in un clima culturale certamente influenzato dai temi antropologici della stessa Mead. Tuttavia l'interesse di Lodi si esprime in una critica del metodo di ricerca di Mead e delle sue tesi teoriche. L'articolo prende dunque in esame le diverse scuole antropologiche negli Stati Uniti, da Franz Boas al ritorno di interesse per la biologia e l'evoluzionismo, contemporanee alla Mead. Su questo sfondo, l'antropologa si delinea come una ricercatrice provvista di difetti anche sostanziali, nonostante sia sempre stata coraggiosa e coerente con se stessa.