DWF, Anno I, n. 3, 1976

DWF, Anno I, n. 3, 1976

Editoriale

Si tratta di un sommario ragionato sul contenuto del numero, cioè sulla difficoltà di definire un metodo scientifico che porti la donna “soggetto conoscente” alla comprensione dell’essere femminile come oggetto della scienza.

Indice

PER UNA NUOVA TEORIA DELLA CONOSCENZA
Il pensiero femminista si impegna oggi, in spirito illuministico e senza pregiudizi metodologici, nel campo delle ricerche sociali. E non in vista di una nuova ideologia, ma alla ricerca di propri strumenti e idee, più aderenti all'esperienza della donna. Si avverte ormai che è necessario precisare in termini scientifici i caratteri essenziali della cultura femminile, per fondare il rapporto pratico e teorico della donna con il mondo. All'interno della definizione antropologica di "genere femminile" si delinea una teoria della conoscenza che è in grado di formulare i suoi primi postulati. Anzitutto quello del rapporto tra lo specifico e il globale (cultura della donna e cultura umana) che, consapevolmente sviluppato, libera la donna dall'assoluto metafisico e le consente di non essere ridotta ad oggetto. Un altro postulato attiene alla possibilità di mantenere l'atto della conoscenza nella sua duplicità contraddittoria, adottando una logica che si svolge nella doppia direzione della coscienza femminile: il riferimento all'altro e la riflessione su di sé.
LA FUNZIONE DEL MATRIARCATO IN HOBBES. Per una storia delle idee politiche sulla donna
La teoria del matriarcato ha dato luogo a un ampio dibattito; essa è stata ripresa di recente da una parte del femminismo contemporaneo, che tende a fondare, su una presunta epoca di splendore del matriarcato, le rivendicazioni precise e concrete della donna moderna. La legittimità di un simile ricorso a un passato così lontano e così effimero è molto discutibile. La teoria del matriarcato è stata utilizzata da Hobbes proprio con uno scopo opposto: quello di affidare alla donna, allo stato di natura, l'origine del potere sul figlio per assicurarne l'esercizio al padre nella società civile. L'analisi del pensiero politico di Hobbes consente di mettere in evidenza molti interessanti aspetti: l'uguaglianza e la lotta tra i sessi, la sottomissione della donna grazie a un sistema legislativo creato dagli uomini, la funzione del "patto" in quanto strumento per legittimare il potere assoluto dell'uomo sulla donna.
LAVORO DOMESTICO E PLUSVALORE
L'articolo è la sintesi di un lavoro di gruppo realizzato dal "Political Economy of Women Group" per la "Conference of Socialist Economist", del 1975. Dopo aver analizzato i concetti marxiani sul plusvalore e il valore della forza lavoro, gli autori affrontano lo studio dei rapporti tra il lavoro domestico e i modi di produzione capitalistica. Il lavoro della casalinga non è qui considerato come un modo di produzione diverso, ma è inserito nei rapporti stessi di produzione capitalistica, mantenendo tuttavia in evidenza le fondamentali differenze tra la fatica domestica e il lavoro salariato. Il lavoro in fabbrica presuppone la cooperazione tra gli operai che sono impegnati tutti, nello stesso tempo e nello stesso luogo, nella medesima attività. Questo, naturalmente, non si verifica per il lavoro casalingo, lavoro che si effettua "in parallelo" con le altre casalinghe, ma è individuale. La natura di questo tipo di lavoro non cambia, neppure in una famiglia in cui, per ipotesi, l'uomo e la donna siano entrambi occupati. Gli autori mettono inoltre l'accento sulle premesse per approfondire ulteriormente il tema in questione, insistendo sulle differenze di salario tra uomo e donna. Benché il lavoro domestico sia indispensabile per la riproduzione del sistema capitalistico ( il suo ruolo è fondamentale per la produzione e il mantenimento della forza-lavoro) esso si è progressivamente socializzato. Non si può dimenticare, tuttavia, che se lo Stato ha creato alcuni servizi essenziali in sostituzione dei lavori casalinghi (lavanderie, alimenti pronti etc.) le donne hanno "offerto" forza-lavoro a buon mercato. Il valore politico di questo processo di socializzazione è dunque, da parte delle donne, la possibilità di mettere in crisi il loro ruolo di subalterne all'interno della produzione.
DONNA E ISLAM. Note metodologiche e introduttive
Si sottolinea l'importanza, per la condizione femminile, di una cultura basata su una religione monoteista che - come il cristianesimo - segna il passaggio della religiosità dalla fase arcaica ad una forma superiore, che modifica profondamente la struttura dell'ordine preesistente. In teoria, l'uomo e la donna nell'Islam sono uguali davanti a Dio ma non lo sono fra di loro. D'altra parte, i valori ideali del mondo islamico giustificano il privilegio maschile e spingono le donne ad accettare il valore del proprio ruolo, di creatura di second'ordine. Il piacere sessuale è accettato dalla mentalità musulmana come un bene; tuttavia, per l'uomo, non si tratta che di un bene consolatorio, di un'oasi di pace, non è il fulcro della sua realizzazione umana. Di conseguenza, tutto ciò che ha a che fare con il sesso e la sua sfera è lasciato alla donna che, per ciò stesso, si trova inserita in una categoria inferiore, socialmente inutile, alla quale sembra del resto destinata dalla sua "impurità mestruale". I tentativi politici di sollevare la questione della donna musulmana non hanno ottenuto, fino ad ora, risultati concreti. Essi sono stati fatti tenendo conto delle situazioni molto diverse dei diversi paesi dell'Islam. Il solo progresso reale comune è che aumenta in continuazione il numero delle donne che lavorano nelle istituzioni politiche e nelle varie organizzazioni. Il lavoro di trasformazione dei valori e del significato della donna come persona è invece tutto da fare.
CO-EDUCAZIONE O SEPARAZIONE. La donna nell'università americana
L'articolo tratta del processo storico che ha portato gli Stati Uniti ad accettare il principio della coeducazione. Il principio non è stato accolto - come si potrebbe credere - per migliorare la condizione femminile e per trasformare il rapporto tra i sessi, ma soprattutto con lo scopo pratico di preparare, a costi minimi, un corpo insegnante da immettere nel sistema scolastico. La coeducazione, afferma l'autrice, non ha portato ad una situazione di effettiva uguaglianza con gli uomini; è stata applicata senza un approfondito dibattito sul rapporto esistente tra l'immissione della donna all'università e i programmi di studio; tra le donne laureate e la struttura dell'occupazione nella società. Perciò il ruolo della donna colta è diventato quello di applicare la cultura all'insegnamento attivo e di trasmetterla ai giovani. È dunque necessario che le donne acquisiscano nell'università delle posizioni che consentano loro di dare un contenuto concreto alla co-educazione, come anche di creare programmi di studio più completi e più adatti alle sollecitazioni delle studentesse. Tuttavia ci sono molti rischi nell'istituire programmi specifici per la donna: per esempio che le docenti incaricate dei corsi siano confinate nelle materie di secondaria importanza dal punto di vista scientifico. Bisogna inoltre considerare che in molti settori che interessano le donne il livello degli studi è ancora basso, e che ci si basa su testi in parte superati. Ci sono attualmente in America 1300 corsi ripartiti in 1000 colleges e università che non sono tutti dello stesso livello. È necessario approfondire i problemi nascenti dal dare un orientamento nuovo a scienze le cui ipotesi derivano principalmente dall'esperienza degli uomini maschi. L'autrice auspica che nei prossimi dieci anni si possa assistere ad uno sforzo potente all'interno delle strutture esistenti, per renderle più adatte alle esigenze delle masse femminili.
NIETZSCHE E LE DONNE, SECONDO UNA FEMMINISTA TEDESCA DELLA FINE DELL'OTTOCENTO
L'autrice, nella breve introduzione all'opera di Hedwig Dohm Nietzsche e le donne, sottolinea che, anche alla luce dei più recenti studi su Nietzsche, il rapporto fra il grande filosofo e le donne con le quali è stato in contatto (madre, sorella e amiche: Lou Andreas Salomé, Malvida von Meyseburg) si rivela molto ambiguo. Ancora più sconcertante è tuttavia la posizione che egli assume nei suoi scritti, quando esprime giudizi sulla "donna in sé" oppure quando disapprova, per le donne, ogni forma di cultura e di emancipazione affermando che la donna deve essere proprietà esclusiva dell'uomo e deve unicamente affinare i suoi istinti per saziare il maschio e generare la di lui discendenza. Anche se affermazioni simili non mancano nella cultura tedesca (e non soltanto in quella tedesca) dell'epoca, è motivo di riflessione il fatto che Nietzsche - grande innovatore della scienza e della morale, nemico dichiarato del filisteismo - in presenza della Frauenfrage (questione femminile) non abbia esitato ad allinearsi con la cultura più conservatrice, cioè reazionaria. Non si lascia sfiorare né dal dubbio critico né dall'esigenza di innovazione e di chiarezza che era alla base dell'attività di J.S. Mill o di H. Dohm come del primo femminismo tedesco. Segue la traduzione integrale dell'articolo di H. Dohm comparso nel 1898 sulla rivista berlinese "Die Zukunft".
LA DONNA TANZANIANA. PASSATO E PRESENTE
La situazione della donna tanzaniana dà un'idea molto chiara della trasformazione che attualmente subisce, nella fase di transizione e di trasformazioni socio-economiche che la riguardano, in Africa. Secondo l'autrice, anche ammettendo che il conflitto uomo-donna è precedente e indipendente dall'avvento del capitalismo, è certo tuttavia che quest'ultimo ha sfruttato e accentuato il conflitto fra i sessi. In effetti, il ruolo delle donne, così come quello degli uomini, dipende dal posto che occupa nel processo produttivo. Le strutture sociali che ne scaturiscono impongono i valori sociali che bisogna rispettare, così come i comportamenti. La trasformazione dell'economia produce cambiamenti anche nella condizione della donna. Il posto che essa occupa in un'economia agricola è molto diverso da quello che l'attende in un'economia monetaria e di mercato. L'indipendenza e il potere di cui la donna ha potuto godere quando l'economia agricola era predominante - e nella quale aveva un ruolo abbastanza autonomo, giacché era produttrice e distributrice di beni - sono rapidamente scomparsi con l'avvento dell'economia di mercato. Tuttavia, l'autrice pensa che occorre apportare cambiamenti profondi perché il ruolo della donna cambi, e perché possa partecipare pienamente (in parità con gli uomini) allo sviluppo economico. Perché sia possibile l'emancipazione della donna, è necessario che tutta la produzione di plusvalore rimanga nelle mani dei produttori stessi e che si intraprenda l'industrializzazione dell'agricoltura.
IL RAPPORTO UOMO-DONNA NELLA CIVILTÀ BORGHESE
NOTE DELLA STORICA
La sezione "Confronti" accoglie, in questo numero alcune pagine tratte dal libro Il rapporto uomo-donna nella civiltà borghese di Umberto Cerroni che, solo tra i teorici attuali del marxismo, propone una nuova lettura teorica del rapporto uomo-donna in Engels, ma senza esserne condizionato. I brani che qui si propongono, la "Dialettica degli affetti" e "La storicità dell'Eros" riguardano, precisamente, la trattazione e lo sviluppo delle ipotesi di Engels sulla storicità dell'Eros. L'amore non è una categoria assoluta, ovunque e sempre uguale; al contrario, si può certamente distinguere l'Eros dell'antichità dall'Eros moderno. L'Eros moderno, scrive Cerroni, così come ci appare dalle analisi della poesia amorosa moderna, non è che il frutto del processo evolutivo della solitudine e dell'angoscia che si impossessa dell'uomo moderno. L'alienazione economica, così come l'alienazione psicologica, è la diretta conseguenza della nascita e dello sviluppo dell'economia capitalistica. Questo mette in forse tutte le sicurezze, anche quelle affettive. Cerroni propone qui tre tipi di analisi in favore del processo di trasformazione storica dell'Eros: la dialettica dei sensi, la dialettica delle istituzioni, la dialettica degli affetti. Nelle sue "Note della storica", Annarita Buttafuoco riprende questa scansione e si augura che molte discipline si esprimano su questo tema. Per quel che riguarda la storia, A.Buttafuoco denuncia la carenza metodologica che fino ad ora ha impedito di impegnarsi su questo problema così importante per la comprensione fra l'uomo e la donna. La storia dei sentimenti è stata un po' trascurata, anche se in Francia si sono già fatti studi interessanti, per esempio sul sentimento religioso. Eppure, secondo Annarita Buttafuoco, solo attraverso una stretta collaborazione tra la storia e l'antropologia culturale è possibile studiare e comprendere questi livelli di comunicazione dei sentimenti che sfuggono allo storico tradizionale; e soprattutto sarà possibile scoprire l'espressione della donna nel sentimento d'amore.