
I GIORNI DELL’IRA. Donne e figure della violenza
Sebbene l’agenda nazionale e internazionale abbiano tra le priorità la violenza sulle donne, da qualche parte il contemporaneo ha registrato una nuova forza femminile, soprattutto nei codici dello spettacolo, dai film alle serie televisive, passando per la letteratura. Tuttavia quando si scende sul piano della realtà – e dei mezzi che della realtà pretendono di dare conto, giornali, telegiornali – sembra che le codificazioni simboliche non siano all’altezza di questo mutamento. Violenza sulle donne-donne violente, non li pensiamo come due poli contrapposti, piuttosto consideriamo la violenza come segno della portata del mutamento che segna gli inizi del XXI secolo.
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Editoriale
La redazione racconta il numero
Sebbene l’agenda nazionale e internazionale abbiano tra le priorità la violenza sulle donne, da qualche parte il contemporaneo ha registrato una nuova forza femminile, soprattutto nei codici dello spettacolo, dai film alle serie televisive, passando per la letteratura. Tuttavia quando si scende sul piano della realtà – e dei mezzi che della realtà pretendono di dare conto, giornali, telegiornali – sembra che le codificazioni simboliche non siano all’altezza di questo mutamento. Violenza sulle donne-donne violente, non li pensiamo come due poli contrapposti, piuttosto consideriamo la violenza come segno della portata del mutamento che segna gli inizi del XXI secolo.
Come sempre accade, la differenza tra i sessi fa da “operatore” per distribuire le posizioni: così gli uomini saranno agenti e assoggettati a questa violenza – tradizionalmente agenti di essa, ma anche codificatori dell’angoscia di morte associata alla figura femminile. Così le donne, reincarnanti le madri assassine, o le donne guerriere senza l’indipendenza delle amazzoni ma inquadrate tra i loro commilitoni. Da non dimenticare sono le figure della transizione, trans- soglia della contesa tra uomini e donne, soggetti “a venire”, infedeli ai confini ereditati, che sono oggetti di violenza epistemologica o agenti di rivolte, come ci ricordava Lalitha Gopalan in “Donne vendicatrici” (DWF, 37-38, 1998). Abbiamo preso allora come punto di partenza – a contropiede con la manipolazione a uso securitario della figura della donna-oggetto di violenza – il rapporto attivo tra donne e violenza: due soggetti che incarnano un tempo che non si fa scandire da epoche storiche. Tempo ciclico, che sempre ritorna, eppure di cui possiamo dire solo attraverso le figure che si danno di epoca in epoca.
In questo numero apriamo un’indagine su quanto l’immaginario contemporaneo offra canali di espressione, e quali – dal ritorno di fantasmi arcaici del materno terribile e di modelli e paradigmi virili, tra violenza bruta e potere, alle memorie anticipatrici di una “forza di civiltà”. Dopo l’introduzione, che si propone di porre la questione come apertura per ulteriori ricerche, una buona parte è dedicata all’analisi delle rappresentazioni della violenza agita per parte di donne – perché questa è la dominante di queste figure femminili, si tratta di donne violente. Mentre il testo di Emma Schiavon è dedicato, grazie alle ricerche che ha svolto in questi anni, al cortocircuito tra la violenza reale della partecipazione alle guerre e le rappresentazioni d’arte, ad alcune altre autrici (Turco, Andreani) abbiamo chiesto di mettersi in ascolto della tensione, sul piano dell’immaginario, tra lo stereotipo ritornante della donna violenta e quel che di inedito potrebbe apparire nelle pieghe del già noto. La presa di parola di donne senza esperienza diretta del femminismo degli anni Settanta ha significato per noi approfittare dello sguardo e del sentire di chi vive come prima esperienza questo nodo d’epoca.
Madsen, per parte sua, pur concludendo che nei film esaminati non c’è una consistente dislocazione del rapporto tra la violenza e la sua incarnazione femminile, lavora più sul crinale del significato potenziale che questa connessione riveste per la politica delle donne, in un’epoca che definisce “post femminista”. Siamo infine particolarmente felici di presentare qui l’intervista a Dolores Turchi. Studiosa delle tradizioni sarde, ci ha restituito con le sue ricerche un profilo, fino a poco tempo fa più immaginario che reale, quello di s’accabadora: l’anziana che veniva chiamata a porre fine alla “lunga agonia”. Michela Murgia, che ha già all’attivo un piccolo e prezioso libro sulla violenza delle nuove forme di lavoro, chiude Materia con una lettura politica di questa figura. Un saluto a Rosetta Stella che con la cura dello scorso numero “Invenzioni quotidiane” conclude il suo percorso di redattrice. (fg, es)
Indice
In questo numero
MATERIA
I GIORNI DELL'IRA. Introduzione
Federica Giardini, Emma SchiavonDONNE VIOLENTE COME SEGNO DEI TEMPI
Emma SchiavonTRASCENDENZA E VIOLENZA. Donne e arti marziali nei film americani
Deborah L. MadsenASSASSINE, VENDICATRICI. Donne "non troppo sbagliate" nella fiction italiana. Uno sguardo semiotico
Federica Turco"STRAGI, FURORE E MORTI. IL CANTICO DI GUERRA ALZATE E FORTI". Metafore del potere e donne violente nel melodramma
Monia Andreani"HO VISTO AGIRE S'ACCABADORA". Le ricerche di Dolores Turchi
Federica Giardini, Dolores TurchiIL SAPERE NECESSARIO
Michela Murgia
POLIEDRA
VOI CHE MI CHIAMATE
Anna Ingrao BocciaLE PAROLE IN FORMA DI POESIA DI ANNA INGRAO BOCCIA
Laura FortiniIRENE BRIN TRA INVENZIONE DEL SÉ E SCRITTURE LETTERARIE
Claudia Sechi
SELECTA
RECENSIONI, Buttarelli e Giardini/Nicolini; SCHEDE Conti Odorisio e Taricone; Timeto; Morselli; Pantano
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