
GERMOGLI. Pratiche ecofemministe
Quello che state per leggere è numero che ci ha permesso di entrare in contatto con la vulnerabilità, la cura, l’impegno, la responsabilità, l’inclusione-esclusione, le prospettive sul futuro e le sue configurazioni. Uno scorcio nelle relazioni tra umano e non umano. Un’occasione che si è data partendo da un desiderio: quello di parlare di ecofemminismi, di pratiche politiche che si radicano in una diversa idea di “natura” e di relazioni tra specie, fuori dalla dicotomia natura-cultura e dalla visione antropocentrica.
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Editoriale
La redazione racconta il numero
Editoriale
Quello che state per leggere è numero che ci ha permesso di entrare in contatto con la vulnerabilità, la cura, l’impegno, la responsabilità, l’inclusione-esclusione, le prospettive sul futuro e le sue configurazioni. Uno scorcio nelle relazioni tra umano e non umano. Un’occasione che si è data partendo da un desiderio: quello di parlare di ecofemminismi, di pratiche politiche che si radicano in una diversa idea di “natura” e di relazioni tra specie, fuori dalla dicotomia natura-cultura e dalla visione antropocentrica.
L’esperienza della pandemia ha mostrato come una riflessione tra umano e non umano sia un’urgenza politica inaggirabile, e allo stesso modo ha messo in evidenza come il pensiero e le pratiche di molte possano essere una risorsa fondamentale per ripensare i sistemi produttivi, l’organizzazione del lavoro, e la società nel complesso. A nostro avviso, però, l’emergenza sanitaria ha prodotto in alcuni casi, come accade spesso quando le questioni si fanno temi e divengono moda, derive a volte troppo sintetiche, poco approfondite o superficiali. In un proliferare di discorsi, soprattutto in ambito accademico, abbiamo intravisto il rischio di perdere di vista il quotidiano, l’esperienza, le pratiche politiche.
Partendo da questa comune insofferenza verso i dibattiti specialistici, per poche, che a fatica riescono a diventare pratica condivisa, abbiamo cercato voci, storie, individuali e collettive, che sapessero raccontarci di come una visione dell’umano, e del suo rapporto con ciò che umano non è, possa poi dare avvio a pratiche collettive, politiche, femministe. Abbiamo interrogato i vissuti, i gruppi nel loro rapporto tra quotidiano e piano istituzionale. Abbiamo letto e discusso le riflessioni di quelle donne che, per posizionamento femminista, sul solo piano del teorico non sanno starci.
Gli ecofemminismi sono una costellazione che abbraccia molteplici approcci, contesti, storie collettive. Da un punto di vista generale, gli studi “di genere” che fanno riferimento all’ambiente e alla scienza vengono fatti rientrare in quel filone “ecofemminista” nato in America negli anni Sessanta dall’incontro tra movimenti di liberazione delle donne e movimenti ecologisti. Una lettura che mette in connessione l’oppressione delle donne e quella della natura nella società occidentale. Al centro il dominio e lo sfruttamento che lascia, tra le altre cose, scivolare donne e natura le une sull’altra rischiando di sfociare nell’essenzialismo. Nel numero, che presentiamo, le autrici fanno spesso attenzione a evidenziare la criticità del concetto stesso di “natura”, consapevoli di come questa idea sia in parte frutto di un processo culturale che a partire da una separazione illusoria produce oppressione e sfruttamento. Siamo tutte natura (uomini e donne, con buona pace del pensiero patriarcale) e le dicotomie, anche stavolta, si dimostrano non solo violente, ma anche silenti e incapaci di restituire la complessità dell’esistente.
Da quel primo ecofemminismo molto sembrerebbe essere cambiato.
Le epistemologie femministe, la critica queer, le teorie che mirano alla decostruzione del soggetto umano, lo sguardo multispecie, hanno contribuito a ribaltare quella sovrapposizione tra donne e natura e hanno messo radicalmente in discussione l’idea di umano come specie “speciale”. Questo cambio di prospettiva ci vede attore politiche in mezzo ad altri attori politici non umani.
Tutto ciò ci ha spinto a porci domande importanti sulle possibili interlocuzioni con un posizionamento ecofemminista in Italia oggi, alla luce del quadro (anche) pandemico. Siamo partite da un’urgenza politica, dal bisogno di trovare il senso nelle pratiche e nei vissuti di questo approccio. Chiedendoci quali pratiche, quali spazi e realtà ci parlano? Quale è l’agire collettivo? Eravamo affamate di pratiche, siamo andate a cercarle.
Nel pensiero e nella pratica politica delle donne, femministe e non, che si occupano dell’ambiente, nonostante le diversità di contesto e d’impostazione, c’è un elemento comune: partire da un’idea (e da un vissuto) radicati nel “prendersi cura”; una visione dell’ambiente come luogo in cui si vive, si ama, si costruiscono relazioni.
Il numero ci guida alla scoperta di esperienze di rapporto tra umano e non umano (Bosisio, Cirillo) ed entra in dialogo con le riflessioni di alcune donne (Mies/De Joannon, Conti/Turi-Romagnoli, Pulcini/Merenda) che per loro parte hanno tentato di mettere insieme lo sguardo femminista e un approccio prioritario sull’ecologia: la responsabilità, la cura, la relazione tra specie. Ancora, tenta di indagare l’ecofemminismo nella sua pluralità, facendone un quadro non solo teorico ma anche di pratiche, connessioni e alleanze transnazionali (Sarti-Asquer, Chiricosta). A partire dal suo vissuto, Laura Cima ci racconta invece dell’incrocio tra il movimento neofemminista degli anni Settanta, l‘ecologismo e le lotte istituzionali. In un dialogo tra ieri e oggi, i testi pubblicati illustrano e interrogano l’ecofemminismo nel suo farsi pratica politica, nel rapporto tra collettivi, istituzioni, la nascita di nuovi gruppi (Matsutake, Barbara, Di Martino), nel creare nuovi spazi d’immaginazione (Tola).
Questo numero di Dwf lascia aperti molti interrogativi, con il valore aggiunto di mostrare anche i limiti e le contraddizioni delle vie percorse finora. Alle domande poste abbiamo infatti trovato soltanto alcune risposte. Lo riteniamo una narrazione comunque importante, perché dipinge un quadro di nodi, approcci e esperienze a oggi rilevanti per molte donne, attiviste e studiose. Ci ha anche convinto della necessità di avviare ulteriori scambi a partire da alcuni spunti di riflessione: l’ecosistema è qualcosa da cui non possiamo prescindere; non vogliamo solo essere consumatrici etiche, ma donne in lotta, assieme; vogliamo inaugurare pratiche politiche, modi di allearci (anche con specie e linguaggi non umani) in modo femminista. Non è facile capire bene come portare avanti le battaglie in modo incarnato; è vitale mantenere sempre il corpo al centro anche di questo tipo di riflessione politica; è imprescindibile trovare un contatto tra chi parte dall’esperienza e dal proprio vissuto per definire la relazione col mondo e chi scrive, studia e immagina questa relazione.
Da qui vogliamo aprire la discussione, affamate di politica.
(La Redazione)
Indice
In questo numero
MATERIA
AMBIENTE. Storie, conflitti e movimenti in una prospettiva di genere. Riflessioni a partire dalla scuola estiva della società italiana delle storiche (25-28 AGOSTO 2021)
Enrica Asquer, Raffaella SartiLA DIMENSIONE TRANSNAZIONALE DEGLI ECOFEMMINISMI
Alessandra ChiricostaCONVERSAZIONI CON LAURA CONTI
Barbara Bonomi Romagnoli, Marina TuriESSERE IN ARMONIA
Laura CimaFOR LOVE OF THE WORLD. Elena Pulcini, una filosofa della cura nell'era della crisi ecologica
Federica MerendaMARIA MIES E LA RINATURALIZZAZIONE DELL’UMANO
Ludovica De JoannonZONE DI CONTATTO. Le epistemologie femministe e l'emersione dei corpi umani nelle relazioni multispecie
Elisa Bosisio, Valeria CirilloNOTE PER UN ECOFEMMINISMO MINERALIZZATO?
Bárbara Bastos Sérgio Do NascimentoLA PASSEGGIATA A FUNGHI DELLA COLLETTIVA MATSUTAKE VERSO LA GIUSTIZIA MULTISPECIE
La Collettiva MatsutakeFFF. FRIDAYS FOR FUTURE TRA GENERI E GENERAZIONI
Teresa Di Martino
POLIEDRA
LE ECOLOGIE QUEER DI ANNIE SPRINKLE AND BETH STEPHENS IN WATER MAKES US WET
Miriam Tola
SELECTA
Caleo/ Gorchakovskaya; Farabbi/Castelli
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