Waqfet Banat. Introduzione

Traduzione di Cecilia Dalla Negra

E’ incredibile come ogni singolo aspetto di noi stesse possa suscitare e creare tante controversie, riservatezza, disapprovazione e difficoltà. Si ha l’impressione che siamo in rivolta contro noi stesse, le nostre famiglie e la nostra società, semplicemente perché siamo percepite come diverse da loro, e sembra che non potremo mai essere accettate per ciò che siamo. Ma sono davvero le nostre differenze a renderci le peggiori nemiche di noi stesse?

Sono forse queste differenze la ragione per cercare di uccidere noi stesse, ancora e ancora?

E’ possibile riconciliare ogni aspetto della nostra identità passata con quella nuova che abbiamo scoperto? Dovremmo aspettarci di trovare amore incondizionato? Siamo davvero amate per chiunque siamo, qualunque cosa siamo o non siamo, o l’amore è possibile solo a determinate condizioni?

Oggi, per la seconda volta, le donne arabe hanno preso la decisione di non restare in silenzio: hanno scelto di parlare delle loro più intime esperienze, di quelle che più le hanno messe alla prova, del loro viaggio verso il coming out, non solo in famiglia, con gli amici e la società, ma anche – e soprattutto – verso loro stesse. Queste storie sono state scritte per il bisogno di raccontarle e condividerle, e documentano che le nostre esperienze di vita sono divenute un elemento profondo del nostro processo di rafforzamento, come persone e come comunità.

Crediamo di dover raccontare le nostre storie, non solo da una prospettiva religiosa, politica, familiare o comunitaria, ma anche dal punto di osservazione privilegiato della nostra intima esperienza personale, e della lotta con il nostro orientamento sessuale e la nostra identità di genere.

Sebbene le nostre storie siano colme di tristezza, dolore, sofferenza e sfide, sono anche storie che dimostrano il nostro orgoglio – l’orgoglio di chi sente di vivere in un mondo nel quale la libertà non è scontata; nel quale i nostri amici, le nostre famiglie e la nostra società giocano un ruolo molto importante del nostro essere.

Che le autrici abbiano fatto totalmente, parzialmente o non ancora coming out, ogni storia offre alla comunità Lgbtqi+, all pubblico in generale ed a quello arabo in particolare, una prospettiva differente sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere. Queste storie enfatizzano il bisogno fondamentale che ognuna di noi ha di appartenere a qualcosa, di essere sostenuta e di essere amata per ciò che realmente è e per chi ha scelto di avere accanto; per ogni aspetto della nostra identità, inclusa la nostra sessualità, senza alcuna finzione; senza bisogno di vivere una “doppia vita”, e senza mentire sul nostro orientamento sessuale e/o sulla nostra identità di genere.

Waqfet Banat è qui non solo a documentare la nostra lotta e le lotte di tutti i gruppi marginalizzati in una società etero-patriarcale. E’ uno strumento utile anche per aprire uno squarcio di speranza per coloro che stanno mettendo in discussione la propria sessualità, orientamento sessuale e/o identità di genere; e per chi si sta domandando se è sola, o se è anormale in un mondo che condanna qualsiasi cosa sia fuori dai confini imposti dalle società moderne, dalle tre religioni monoteiste e dalle aspettative familiari rispetto a norme sociali accettate.

Dall’oppressione, dalla marginalizzazione, dalla negazione di soggettività sono nate forme creative di lotta e di acquisizione di fiducia. In queste storie, chi scrive si oppone alla costante oppressione che affronta, e scrivere diventa dunque uno strumento di lotta contro la discriminazione.

Ancora una volta, la comunità Lgbtqi+ raggiunge un pubblico molto più vasto, e contribuisce a dissipare il velo di ignoranza attraverso conoscenze e risorse che derivano dalle esperienze e dalle lotte di questa stessa comunità. Waqfet Banat mostra le tensioni esistenti tra amore, orgoglio, norme sociali, religione, identità sessuali e politiche, e la società. E’ anche un prodotto che scaturisce da esperienze di vita, e un’esplorazione dentro alcuni viaggi che ci hanno aiutate a darci forma.

Si tratta di una pubblicazione unica, poiché racchiude le narrazioni personali di chi scrive.
Per ogni copia letta, ci sarà una persona in meno che si sentirà sola.
Per ogni copia letta, ci saranno amici, amanti, genitori, partner, sorelle che otterranno una comprensione più profonda di cosa un membro della comunità Lgbtqi+ nel mondo arabo possa sentire, o contro cosa stia lottando.
Per ogni copia letta, sarà creata maggiore consapevolezza pubblica sulla lotta della comunità Lgbtqi+ nel mondo arabo.

Con Waqfet Banat, diciamo a tutte coloro che credono, per una ragione o per un’altra, di non essere nella “norma”, che nonostante tutto ciò che abbiamo affrontato nelle nostre vite e nel nostro quotidiano, siamo ancora in piedi, in prima linea o sullo sfondo, nel nostro desiderio di creare società inclusive per tutte e tutti.

Ci sosteniamo a vicenda, e sosteniamo tutte coloro che sono intorno a noi. E diciamo “sì, sono differente” e “sì, ne sono fiera”. Andremo avanti in questo viaggio che abbiamo scelto di vivere e di esplorare.