Poco raccomandabile, Chloé Cruchaudet, Coconino Press, 2014

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Nel tempo della guerra dichiarata alla presunta “teoria del gender” la graphic novel di Chloé Cruchaudet andrebbe indicata come testo da studiare, dalle scuole medie e fino anche all’università. È un testo di rara bellezza, nell’intreccio fra parole e immagini virate seppia e qui e là sprazzi di rosso a indicare il sangue della guerra e della passione, il colore dell’amore e della trasformazione, un rosso vermiglio mai pieno ma sempre caldo ad accompagnare le linee morbide del tratto e una narrazione che scorre veloce.
Giovane autrice francese già pluripremiata, Cruchaudet ha studiato arti applicate a Lione e si è poi specializzata in cinema d’animazione a Parigi. Sceneggiatrice, disegnatrice e colorista, al suo esordio nel 2008, con Groenlandia Manhattan, ha vinto il prestigioso premio Goscinny.
Il suo Mauvais Genre, tradotto in italiano con Poco raccomandabile, ha ottenuto fra l’altro il Prix du Public Cultura all’ultima edizione del festival internazionale di Angoulême ed è stato il miglior fumetto del 2013 per l’Associazione dei critici francesi e per la prestigiosa rivista “Lire”.
In questo nuovo testo Cruchaudet ha scelto di raccontare una storia vera, ispirata dalla lettura del saggio La Garçonne et l’assassin di Fabrice Virgili e Daniele Voldman, prendendosi l’agio di cambiare qualche dettaglio e anche il finale della storia ma senza cambiare la sostanza di una vicenda scomoda e complessa degli inizi del Novecento che si ripete anche oggi sotto forme diverse. Perché ovunque c’è di mezzo la fluidità dell’identità sessuale e di genere si va incontro a resistenze culturali, a presunti modelli biologici da rispettare, a stereotipi che si intrecciano con paure vibranti, anche nelle stesse persone che sentono di poter stare dentro lo stesso corpo ma inseguendo desideri differenti e sperimentando sessualità diverse.
Qui siamo in piena prima guerra mondiale e il caporale Paul Grappe, per sottrarsi alla violenza delle trincee, diserta e torna di nascosto a Parigi dalla giovane e amatissima moglie Louise.
Per un po’ vive rinchiuso in clandestinità in una stanza d’albergo per evitare la fucilazione, ma si sente un animale in gabbia e mancano i soldi per vivere dignitosamente, anche il rapporto con Louise ne risente, spesso lui esplode in moti di rabbia e lei è stanca di lavorare tutto il giorno.
Allora Paul immagina un piano: travestirsi da donna per poter finalmente uscire e vivere alla luce del sole. Così, con la complicità, i trucchi e i vestiti di sua moglie, Paul assume l’identità di Suzanne. Un escamotage passeggero, pensa, invece il travestimento durerà diversi anni, molto oltre la fine della guerra, fino a quando non arriverà l’amnistia per i disertori della guerra. E in questo tempo sospeso, Paul non cambia semplicemente d’abito ma costruisce del tutto una nuova identità, scoprendo nuove sensibilità, desideri, emozioni. Per essere credibile con Luise iniziano a presentarsi come coinquiline e per guadagnare diventa sua collega di lavoro come sarta.
Impara a muoversi e parlare come una donna con gran piacere e divertimento, un piacere che diventa ricerca di qualcosa d’altro, anche per l’inquietudine che Paul si è portato dietro dalla guerra in trincea. Un gioco che si trasforma in qualcosa di molto più profondo, che scava nel suo animo e muta anche la sua relazione con Louise, che da complice diventa confusa, a tratti disorientata del nuovo modo di essere del marito. Paul è irrequieto, anche nei panni di Susanne, inizia a uscire di notte e a frequentare il Bois de Boulogne, ritrovo di prostitute, libertini e borghesi in cerca del brivido della trasgressione nella Parigi degli anni Venti. Qui scopre una diversa sessualità da quella vissuta fino a quel momento con sua moglie e prova a coinvolgerla in queste uscite serali. Louise lo segue, forse anche solo per la curiosità di sapere cosa accade nelle uscite notturne di Paul/Suzanne ma senza considerare le ricadute sul piano emotivo.
È una storia potente, in cui il demone amante incarnato da Paul vive anche dei fantasmi della guerra, non solo di quelli dell’amore, ma è una testimonianza esemplare, che nulla toglie alla complessità dell’esperienza, di come chiunque può vivere identità molteplici facendo saltare i confini imposti da regole sociali eteronormate.

Barbara Bonomi Romagnoli in DWF (105-106) A tratti femminista, 2015, 1-2