| DWF - Invenzioni quotidiane, 2009, n. 1 (81) |
|
|
|
![]()
NOTA EDITORIALE, di Laura Fortini e Rosetta Stella MATERIA
POLIEDRA SELECTA
L’apertura a volo prospettico dei numeri che come DWF abbiamo dedicato nel 2008 a “Femminismi d’Europa” e “Femminismi del mondo” ha posto la questione del tornare a interrogarci sul presente a partire da qui, dalla situazione italiana, dalla sua opacità e difficoltà, accompagnato, questo interrogativo, da una ricerca di individuazione di quanto e come si sta spostando nella politica delle donne. Partendo però dalla quotidianità, banale, ripetitiva come sovente appare, sovrastante, anche, ma che risulta essere il terreno su cui il lavoro della politica e del pensiero delle donne risulta più fine e fruttuoso, e questo non accade solo in Italia, come il numero sui femminismi del mondo dimostra, e il pensiero va alle strepitose donne del babaçu in Brasile, di cui ha scritto Beatrice Costa nell’ultimo numero, oppure – ma le citazioni non possono né vogliono essere esaustive, ovviamente – alle splendide invenzioni della casa editrice Kali for Women, come ha messo in evidenza l’intervista nello stesso DWF di Monica Capuani a Urvashi Butalia. In questo numero Adriana Lorenzi scrive dell’inventarsi attraverso il laboratorio di scrittura in carcere a Bergamo e Lidia Decandia di un modo di progettare gli interventi sul territorio che parte dalla vita quotidiana e dalla memoria dei luoghi del laboratorio Màtrica di Alghero a Santu Lussurgiu in Sardegna. Si tratta di due situazioni lontane geograficamente ma non nelle modalità con cui si interrogano su come e in che modo cambiare di segno a questo presente, così opaco, e che hanno il carattere di invenzioni, esempi di modi migliori d’azione, quelli che una volta fatti, nota Rosetta Stella nell’“Introduzione” a questo numero, ci fanno stare meglio: gesti che trasformano la banale quotidianità in contemporaneità e così facendo diventano forme impensate della politica. Così come continuamente nuovo appare, negli scritti delle giovani donne cui abbiamo chiesto di raccontarci di sé, il divenire donna. Rispetto cui ci piace riportare quanto scritto da Paola Masi in uno scambio epistolare con Maria Teresa Margiotta, Rachele Muzio e Sonia Perrone, autrici de “Un’altra giornata di ordinaria follia”: “ Uno dei motivi per cui il vostro scritto ha per me un senso politico è nel messaggio che mi trasmette. Ad una prima lettura non mi è stato subito chiaro, anzi mi sembrava che raccontaste con parole e scene di vita di ‘giovani donne del terzo millennio’ qualcosa di già noto: la fatica di conciliare tempi di lavoro, di sogno, di svago, di desiderio di esistenze femminili urbane. Credevo che la storia di un vostro giorno fosse soprattutto un aggiornamento di qualcosa che, tuttavia, anche la mia generazione ha ben conosciuto. C’era però qualcosa che non mi quadrava, qualcosa che sfuggiva ed era di più rispetto al già visto. Certo anche la vostra domanda mi responsabilizzava a guardare meglio, ma la mia sensazione non poteva essere dovuta (solo) a questo, pur nella novità della formula. Poi, improvvisamente, mentre in aereo leggevo un intrigante romanzo giallo, come per caso, ho capito. La novità del vostro racconto non è nel rapporto con il tempo o con il concreto vissuto dell’incertezza e del precariato, è, al contrario, nel mostrare l’esperienza del ‘tenere insieme’ sé stesse, di collegare con un filo sottile e fortissimo i tanti quadri in cui siamo ogni giorno. Mi sono venute in mente certe decorazioni nelle architetture dei castelli manuelini in Portogallo, dove robuste e pesantissime colonne sono ‘tenute insieme’ da lievi fiocchi e nastri di pietra; senza quei fiocchi le colonne sarebbero uguali a tante altre, ripetizioni, varianti senza novità. Se leggo il vostro scritto come un racconto dell’esperienza del ‘tenere insieme’, lì scopro la vostra singolarità, la trama che non c’era, ‘il movente del giallo’, ciò che è cambiato rispetto alla mia generazione.” Sebbene il testo di Kathy Davis non risponda direttamente alle interrogazioni poste dal numero, dedicato come è alla fortuna di un classico del femminismo come Noi e il nostro corpo, questo testo è stato un’invenzione, forse l’esempio migliore e meglio riuscito di invenzione quotidiana che potessimo mai pensare, con l’augurio di pensarne anche migliori per efficacia e circolazione.
MATERIA
"Laura: Vi è un dato di opacità di questo nostro presente che risulta difficile guardare in volto fino in fondo e che rende, a volte, impossibile guardare oltre. Se non fosse che ho un vero e proprio moto di ritrazione a fronte di parallelismi storici che ritengo poco utili, se non dannosi, ritornerebbero alla mente le parole con cui Rossana Rossanda scrive degli anni Quaranta in Italia, di quell’“umor opaco, scrollar di spalle e non dire” per cui lei, “ragazza del secolo scorso”, provava ribrezzo. Nonostante ciò penso vi siano all’opera elementi di novità, di invenzione, che meritano attenzione e cambiamento di sguardo, che ne pensi, Rosetta? Rosetta: Siamo nell’intermezzo di una transizione antropologica, prima che storica. L’ordine millenario fatto dal patriarcato è alla fine grazie a Dio e alle donne, il futuro però è oscuro: esso, come gli stessi nostri sensi, può essere percepito come una minaccia..."
"stamattina sono entrata nella stanza e ho pensato che si vede che è frequentata da una donna, ci sono tracce di me. vorrei poter dire la stessa cosa guardando la mia vita, voglio una vita che mi assomigli. non importa quante e quali siano, e che opinione ne hanno gli altri, se le mie contraddizioni convivono pacificamente dentro di me, possono farlo anche fuori ..."
"(Saluta tutte e sfila il cappotto. Scioglie i capelli. Il sorriso lo poggia accanto ai suoi piedi. Poi si sdraia a terra, chiude gli occhi, respira. E comincia.)
"io: perché hai sempre la mano sul ventre?
"Le invenzioni quotidiane mi fanno pensare immediatamente al tentativo di armonizzare le necessità dell’esistenza da una parte, i bisogni materiali, e la gioia e la realizzazione attraverso il fare dall’altra. È un’associazione che forse in molte e molti condividerebbero perché oggi la precarietà del lavoro mette tutti nelle condizioni di doversi ingegnare per gestire turni di lavoro scomodi, denaro per lo più insufficiente, esigenze proprie, sentimentali, familiari, non sempre conciliabili..."
"Mentre leggi immagina un palcoscenico. La scenografia riproduce un paesaggio metropolitano con automobilisti feroci aggrappati al volante, signore (molte) e signori (pochi fatta eccezione per alcuni immigrati) che attendono pazienti alla fermata dell’autobus, rumore di tazzine e tintinnii di cucchiaini dall’interno dei bar, commesse annoiate sulle porte dei negozi..."
"Ho sperimentato prima di tutto su di me la forza trasformativa e strutturante della scrittura. Fin da ragazzina, ho sempre tenuto diari segreti che iniziavo quando qualcosa mi turbava; avvertendo di non potermi confidare con nessuno, cercavo il sollievo della pagina bianca. Il bisogno di scrivere durava per qualche giorno e poi, superato il disagio, il diario smetteva di essere rifugio e niente mi pareva più degno di essere trascritto..."
"...Questa “invenzione” nasce da un senso di profondo disagio. Un disagio provato nei confronti del mio stesso sapere disciplinare: la pianificazione. Un sapere teso con il suo sguardo neutro, disincarnato e astratto a “uncinare” la realtà e a separare gli uomini dai loro territori, per controllare, maneggiare e padroneggiare l’unicità dei luoghi come se fosse una entità o una sostanza che appartiene alle cose e di cui si può disporre. Da subito mi sono sentita fuori posto in quella comunità scientifica in cui l’idea stessa di progetto veniva pensata come una sorta di ordine estraneo, prodotto da una mente esterna, e poi imposto e calato su un territorio senza vita e senza storia..." POLIEDRA
"Questo è un libro che parla di un libro: il classico femminista sulla salute delle donne, Our Bodies, Ourselves (OBOS), e di come esso ha “viaggiato”. La storia ha inizio nel 1969. Gli Stati Uniti erano in tumulto per via della guerra del Vietnam. Richard “Tricky Dick” (Dick l’imbroglione) Nixon era appena stato eletto presidente dopo la rivolta al Congresso del Partito Democratico a Chicago. C’era attivismo radicale ovunque: il movimento per i diritti civili e le sue diramazioni – il Black Power, la Raza, e il Movimento Indiano Americano; le manifestazioni pacifiste e la resistenza alla leva; l’attivismo studentesco radicale di ispirazione marxista, socialista o anarchica; gli hippies, gli yippies, e la “rivoluzione sessuale”; e, ultimo ma non meno importante, un movimento delle donne in rapida crescita...." SELECTA
RUBA SALIH, Musulmane rivelate. Donne, islam, modernità, Roma: Carocci, 2008, pp. 159 "Un saggio da leggere, benvenuto nel nostro paese e che si fa leggere con piacevolezza, lasciando la sensazione di poter agevolmente muovere i primi passi nella ricchezza di un universo tanto poco conosciuto quanto invece costantemente evocato nelle retoriche securitarie e degli “scontri di civiltà”. Il presupposto su cui si basa il libro di Ruba Salih, antropologa sociale delle Università di Exeter (UK) e di Bologna, è chiaro sin dalle prime pagine: analizzare la questione donne e islam in termini problematici, consapevole che “lo status formale delle donne nell’islam non è che una delle questioni, e non sempre quella centrale...” (Michela Fusaschi). Claudia Bruno classe 1984, pubblicista. Laureata in Scienze della comunicazione, si sta specializzando in Teoria della comunicazione con una tesi su cyberfemminismo ed ecofemminismo. Ha collaborato con la pubblica amministrazione nel settore della comunicazione e dell’informazione istituzionale. Vive a Pomezia, periferia industriale di Roma, dove è corrispondente per Il Caffè del Litorale, un quindicinale di informazione del sud pontino. Dal 2008 partecipa a incontri di discussione con la redazione della rivista DWF. Ha un blog http://claudiabruno.wordpress.com Kathy Davis, co-direttrice dello European Journal of Women’s Studies, lavora presso l’Institute of History and Culture dell’Università di Utrecht; è autrice di numerose pubblicazioni su corpo e cultura della bellezza, metodologia della biografia, femminismo transnazionale. Tra i suoi libri Dubious Equalities and Embodied Differences (Rowman & Littlefield) e le antologie Embodied Practices: Feminist Perspectives on the Body e The Handbook of Gender and Women’s Studies (entrambi per Sage). Lidia Decandia, dottore di ricerca in Pianificazione Territoriale e Urbana, è professore associato presso la Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Sassari, dove coordina il blocco Progettare nel contesto sociale e insegna Pianificazione territoriale e Storia della città e del territorio. È membro del collegio di dottorato di tecnica urbanistica del Dipartimento di Architettura e Urbanistica della Facoltà di Ingegneria dell’Università La Sapienza di Roma. Tra le sue opere: Dell’identità. Saggio sui luoghi. Per una critica della razionalità urbanistica (Rubettino, 2000); Anime di luoghi (Franco Angeli, 2004), Polifonie urbane. Oltre i confini della visione prospettica (Meltemi, 2008). Teresa Di Martino, 24 anni, giornalista pubblicista, laureata in Scienze della comunicazione con una tesi in filosofia morale intitolata Etica della comunicazione. La fondazione post-metafisica della morale. Attualmente laureanda in Teorie della comunicazione presso l’Università degli Studi Roma Tre con una tesi in filosofia politica su La femminilizzazione del lavoro. Voci a confronto tra Italia e Spagna. È in Spagna per ricerca sull’argomento. Laura Fortini, fa parte della redazione di DWF dal 1997 e attualmente insegna Letteratura italiana al DAMS dell’Università Roma Tre; è autrice di numerosi saggi su scrittori e scrittrici mistiche tra Quattro e Cinquecento, su Ariosto e la cultura umanistico-rinascimentale, sulle scrittrici italiane, in particolar modo dell’età contemporanea, ed i problemi di periodizzazione che la loro presenza pone al canone della letteratura italiana; è tra le fondatrici della Società Italiana delle Letterate, e ha curato con Donatella Alesi il volume Movimenti di felicità. Storie, strutture e figure del desiderio (manifestolibri, 2004), con Vita Cosentino e altre/i Lingua bene comune (Città Aperta, 2006) e con Paola Bono Il romanzo del divenire. Un Bildungsroman delle donne? (Iacobelli, 2007). Angela Lamboglia, 25 anni. Ha conseguito nel 2008 la laurea magistrale in Filosofia della Cultura con un lavoro su sfere pubbliche transculturali e comunità immaginate. Partecipa al gruppo di studio organizzato da Federica Giardini sulla forza al femminile. Adriana Lorenzi, nata a Bergamo, è docente a contratto per Tecniche di Scrittura presso la Facoltà di Scienze della Formazione a Bergamo e Bologna. È formatrice nell’ambito della Scrittura autobiografica e memoriale; critica letteraria per la rivista Leggere Donna; fa parte della Società Italiana delle Letterate (SIL). Tra le sue pubblicazioni di saggistica: Una formica cammina anche sul tetto (2003), Voci da dentro (2004), Amo i ricordi (2007), Ciao, nani (2007). Tra quelle di narrativa: Parole ammalate di vita (1999), Tazze vuote, tazze utili (2004), Non restate in silenzio (2008). Maria Teresa Margiotta è diplomata in lingue, è stata per sei anni consulente telefonica presso Wind e dal 2004, dopo aver seguito diversi corsi di specializzazione, è segretaria di direzione presso Enel. Eleonora Mineo, trapanese dell’81, vive a Roma da 14 anni ma è sempre siciliana. È laureata in Comunicazione e laureanda in Filosofia. Tra le due, ha seguito il master in Comunicazione e giornalismo enogastronomico del Gambero Rosso. Fa molte cose diverse ed è molto innamorata. Rachele Muzio è laureata in DAMS all’università Roma Tre e attualmente frequenta un Master in E-Learning e produzione di Learning Objects. Si occupa di creazione, restyling, gestione di siti web femminili ed è particolarmente interessata alle questioni dell’architettura delle informazioni, dell’accessibilità e dell’usabilità. Fa parte della redazione di DWF e del direttivo della SIL - Società Italiana delle Letterate. (mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ) Sonia Perrone sta portando a termine un corso di laurea specialistica in DAMS presso l’università Roma Tre. Da sempre appassionata di moda, lavora in questo settore come regista e coreografa di sfilate. Si occupa della direzione artistica e della messa in scena di eventi creativi legati alla rappresentazione e alla promozione dell’immagine. Collabora con diverse accademie delle arti e dello spettacolo in qualità di docente per corsi di portamento e stile. (mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ) Rosetta Stella, saggista. |















