DWF (94) Saper fare comune 2, 2012, n. 2

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Nel precedente numero Saper fare comune abbiamo detto che tra le forme politiche dei beni comuni e la politica del femminismo esistono forti consonanze e, di più, che nei contesti del vivere comune – contesti misti – circola autorevolezza femminile, un fatto che richiede pensiero e messa in parole. E’ questo che abbiamo cercato di fare in questo numero. Proseguiamo il discorso che parte dai beni comuni – ma che non ne ricerca una definizione stringente, compito che lasciamo a chi vuole giocare il comune come astrazione – e arriva alle pratiche del vivere comune che creano sapere. Un sapere che parte dai corpi, che abitano uno spazio, uno su tutti lo spazio urbano, che diventa “città bene comune” quando si apre il conflitto su un desiderio di cittadinanza altra.

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MATERIA

  • Asì es la vida. Per una giustizia più che umana
    Antonia De Vita
  • Diritto alla città e sottili resistenze
    Chiara Belingardi
  • IIl corpo nella crisi
    Anna Simone
  • Vivere il comune
    Isabella Pinto
  • Lo scontro e il conflitto
    Roberta Paoletti in dialogo con Enrico Schirò
  • Difficoltà tra relazione e desiderio
    Federica Castelli
  • Vivere comune negli anni Settanta. L’ascolto politico delle donne di oggi
    Teresa Di Martino e Angela Lamboglia
  • Politica dei beni comuni
    Federica Giardini

 

POLIEDRA

  • Le relazioni di cura oltre la famiglia naturale
    Brunella Casalini

SELECTA

  • Recensioni: Putino/Stellino; Piussi/Mercandino; Pirri/Castelli
  • Schede: Solete/Corti

 

NOTA EDITORIALE

Nel numero Saper fare comune abbiamo detto che tra le forme politiche dei beni comuni e la politica del femminismo esistono forti consonanze e, di più, che nei contesti del vivere comune – contesti misti – circola autorevolezza femminile, un fatto che richiede pensiero e messa in parole. È questo che abbiamo cercato di fare in questo numero, Saper fare comune 2. Proseguiamo il discorso che parte dai beni comuni – ma che non ne ricerca una definizione stringente, compito che lasciamo a chi vuole giocare il comune come astrazione – e arriva alle pratiche del vivere comune che creano sapere. Un sapere che parte dai corpi, che a volte cedono alla crisi sul desiderio di vita come dimostrano i numerosi suicidi degli ultimi tempi, che abitano uno spazio, uno su tutti lo spazio urbano, che diventa “città bene comune” quando si apre il conflitto su un desiderio di cittadinanza altra. Sono le donne, per genealogia, ad abitare con agio i vuoti lasciati dalla crisi di una cittadinanza cucita addosso al maschio, lavoratore a tempo pieno, cittadino di diritto di uno stato sociale in via di sgretolamento.
È in questi vuoti che nasce, oggi per tutte e tutti, quel conflitto di civiltà che si gioca sul terreno dei beni comuni: dalle lotte studentesche al No Tav, dal Teatro Valle ai referendum sull’acqua pubblica fino al movimento Occupy, vediamo e viviamo la messa al centro delle pratiche, linfa della politica femminista, che non si fermano alla resistenza e alla rivendicazione dei diritti, ma generano e inventano altre condizioni di vita (mutualismo). Sono pratiche che interrogano anche le parole per dirlo (esperienza di scrittura dello Statuto Teatro Valle Bene Comu- ne) e che mettono in circolo – in un’idea di condivisione che si contrap- pone al pensiero unico – i saperi. È qui che la politica si fa esistenza viva e apre nuovi spazi di libertà. Lo sappiamo dalle esperienze delle giovani donne che hanno mosso i loro primi “politici” passi nel femminismo e contemporaneamente nella politica mista “dal basso”, scontrandosi con la questione dell’autorevolezza, riconosciuta ma non assunta in pieno dai maschi; lo leggiamo dal racconto di un vivere comune negli anni Settanta passato alle orecchie delle trentenni di oggi come una dimensione mitica, ma che evoca immagini ed esperienze che oggi tornano con contenuti e pratiche diverse.
Lo abbiamo cercato e voluto, possiamo dirlo, a partire dal desiderio di spazi di condivisione, un desiderio di politica diffusa che ha interrogato le vite delle donne più giovani, ha dato strumenti di invenzioni e strategie del quotidiano che, dal lavoro alla sessualità, hanno ridisegnato i contorni del vivere comune, chiamando anche le donne più grandi a farsene carico. (tdm)

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