DWF (85), Diversamente occupate, 2010, 1

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L’esperienza del lavoro: passione travolgente, frustrazioni, tenacia, determinazione a non perdere una fedeltà a se stesse. L’intensità e la saturazione dell’orizzonte di vita ricordano quelle che negli anni Settanta avevano i rapporti tra donne e uomini, e più in generale quelli sessuali e affettivi. Il filo intermittente tra questi diversi regimi di intensità comincia a dipanarsi di generazione in generazione. Punto di orientamento è che oggi il lavoro è un’esperienza inaggirabile, che va oltre se stessa e, nel farsi questione di vita, diventa questione di civiltà. Una questione enorme che non tocca solo la cittadinanza e che è attraversata nella sua solidità rocciosa dall’aria di una distanza, di un sorriso, forte di uno spazio che sembra durare attraverso gli anni, le relazioni e la presa di parola tra donne.

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MATERIA

Scrivere un curriculum
Wislawa Szymborska CV collettivo Sì… ma il lavoro? Antonella Buonauro, Claudia Bruno, Federica Castelli, Teresa Di Martino, Angela Lamboglia, Eleonora Mineo Tra pieni e vuoti. Per una genealogia Sandra Burchi Il tempo delle giovani donne: lavoro e molto di più Intervista a Carmen Leccardi di Teresa Di Martino Dalla riflessione alla politica, passando per la storia Intervista a Cristina Borderías Mondéjar di Teresa Di Martino CV variabile Eleonora Mineo

 

POLIEDRA

Lo stato sociale patriarcale Carole Pateman Il lavoro nell’epoca delle passioni tristi. Ovvero, donne e reddito: la versione contemporanea di “una stanza tutta per sé” Cristina Morini

 

SELECTA

Recensioni Zamboni/Lamboglia; Guaraldo, Bernini/Castelli

 

NOTA EDITORIALE

“Un totale assorbimento”, “un modello lavorativo invasivo e invadente”, così l’esperienza del lavoro si presenta alle donne con le quali abbiamo curato, e che aprono, questo numero. Passione travolgente, frustrazioni, tenacia, determinazione a non perdere una fedeltà a se stesse: l’intensità e la saturazione dell’orizzonte di vita ricordano quelle che negli anni Settanta avevano i rapporti tra donne e uomini, e più in generale quelli sessuali e affettivi. Un problema impellente che, una volta affrontato, ha generato i profondi mutamenti di cui ancora viviamo l’onda lunga. Il filo intermittente tra questi diversi regimi di intensità comincia a dipanarsi nella lettura che in Sì… ma il lavoro? le autrici danno del numero del 1994, “Storie di lavoro” e prosegue, più indietro, nella ricerca di una genealogia attraverso le parole di donne, tra cui alcune della redazione di DWF, di generazione in generazione (Burchi). Il punto di orientamento che individuiamo nell’orizzonte comune disegnato dai singoli testi è che oggi il lavoro è un’esperienza impossibile da lasciare impensata. Un’esperienza che va oltre se stessa e, nel farsi questione di vita, diventa questione di civiltà. Se Carmen Leccardi sottolinea il problema del tempo – involucro e materia delle singole biografie –, anche lei, come Cristina Borderías, che ritorna sul suo testo inaugurale, fa segno a un compito da affrontare, la rinegoziazione dell’intreccio tra vita e lavoro in un’impresa comune a donne e uomini: in questo momento i soggetti femminili non parlano per se stessi, parlano anche per altri. Il testo di Carole Pateman sulla struttura patriarcale dello stato sociale, della divisione del lavoro e delle misure di valore che ne conseguono, è un classico della fine degli anni Ottanta che individua con chiarezza le con- tradizioni affrontate dalla politica delle donne. Accostato al testo di Cristina Morini permette di cogliere la rapidità e la profondità delle mutazioni intervenute negli ultimi decenni, quanto alle forme del lavoro, ma anche e soprattutto quanto alle vite di donne e uomini. Di nuovo, dunque: una questione dalla portata enorme, che non tocca solo la cittadinanza, ma la civiltà per intero. Attraverso la solidità rocciosa della questione, si insinua l’aria di una distanza, di un sorriso, forte di uno spazio che sembra durare attraverso gli anni, le relazioni e la presa di parola tra donne. (p.c. e f.g.)

 

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