DWF (108) Fino all’ultima riga. Viaggio nella lettura, 2015, 4

Immagine 108Ormai lo sapete, DWF con la sua vocazione intenzionale all’autonomia e la pratica politica delle relazioni, sceglie i temi per i numeri secondo le urgenze e i desideri che emergono all’interno della redazione e su un’esperienza di confronti, somiglianze e differenze chiede un contributo, un articolo, un saggio.
Anche in questo caso non è stato diverso. Abbiamo chiesto alle autrici qui pubblicate di raccontarSI sul legame con la loro scrittrice o con il loro romanzo preferiti.
La risposta alla nostra chiamata è stata copiosa e positiva, tanto che abbiamo ritenuto che fosse opportuno confezionare due numeri della rivista anziché uno soltanto, con un unico editoriale.
Se è vero, come ci ricordano citando Proust le donne di Tuba, la Libreria delle donne di Roma, che «ogni lettore, quando legge, legge se stesso», è evidente che non può esserci un’unica scrittrice preferita, o meglio ce ne sono state tante nei diversi momenti della vita di ciascuna (Masi, Lo Moro, Bocchetti, Carol).

Il nostro lavoro questa volta è stato solo apparentemente leggero o scolastico. In realtà non è andata così perché abbiamo scelto di non stare su un terreno noto, quello delle addette ai lavori, femministe o no, e neanche di riaggiornare la genealogia delle ‘Madri di Tutte Noi”. Quello che interessava era dare spazio e carta al parlare di sé e di una relazione significativa per la ricerca di senso che contraddistingue le nostre vite. Alcuni contributi di questo numero hanno esplicitato ciò che pensiamo, ossia che parlare delle passioni equivale a parlare anche di politica (Castelli, Di Martino).

Torniamo al racconto sulla progettazione di questi due DWF. Quando è stato deciso di fare un numero “sui libri letti” abbiamo pensato di rivolgerci per lo più a lettrici “forti”, quelle che i libri li divorano, oppure a chi ha trasformato questa passione in un mestiere artigiano, quello delle libraie. Eravamo certe che le nostre interpellate avessero davvero letto tanti libri e che per questo ci avrebbero stupite citando chissà quali romanziere esotiche. Insomma ci siamo dette: affidiamoci a chi ne conosce tante proprio tante di scrittrici, perché le migliori per loro saranno davvero le migliori anche per chi comprerà DWF.

Gli scritti che ci sono stati recapitati raccontano di relazioni molto diverse e noi ci siamo ritrovate. La letteratura sa evocare la realtà dentro di sé, quella fuori di sé e il continuo intrecciarsi e contaminarsi di queste due, come una nuova vita che crescedentro il proprio corpo (Cataldi).
A volte osa dire quello che qualcuna non riesce a dire per pudore (Janeczek).
Ti costringe a portarla con te, dentro una valigia o una borsa, in campagna, al mare, sugli aerei, in cucina, a letto (Giordano).
Inventa mondi che non esistono, eppure sanno dirci molte cose di questo mondo (Leiss).
Crea storie da spacciare, «piste su cui perdersi e ritrovarsi, non per scappare» (Sentinelli).
Si cala in altre epoche per sfuggire al disagio di questa (Capuani).
Sa parlarci magistralmente dei rapporti primari (Masi).
Ti fa affezionare a quei luoghi (librerie) che custodiscono per te il prossimo libro di cui non potrai fare a meno (Nicolini).
Si trasforma in versi che fanno chiarezza sul proprio sé (Carol).
Affronta i nodi irrisolti, a partire da quelli con la malattia (Di Cori).
Ti fa scorrere il dito seguendo le parole, «per un inconscio e misterioso piacere del gesto» (Paoli).
Richiama quella essenzialità che sta in una relazione semplice e allo stesso tempo molto complessa: una relazione che si dà nell’essere prima di tutto viventi, animali (Lo Moro).
Tutti gli articoli costruiscono un caleidoscopio della vita che ci gira attorno.

Il rapporto con la parola letteraria è complesso e si muove su fili sottili, come quelli dell’imprevisto, della fortuna, dell’innamoramento, del turbamento, della rabbia, proprio come è successo anche a qualcuna di noi leggendo questi scritti.
Non possiamo – e non succede – dimenticare che la letteratura sia precaria in un mondo dettato dalle leggi di mercato. Si avverte nelle autrici quella gioia del rapporto con la scrittura letteraria (Romagnoli) che è un grido anche disperato contro la minaccia di estinzione. Allo stesso tempo, affiora la complessità che solo l’incontro con un’autrice che “ci parla” sa darci, perché scrivendo del mondo descrive anche di te (Bocchetti).

Nella sezione Poliedra del primo numero abbiamo deciso di segnalare Sara Gvero che, con un pezzo a partire dal pensiero di Nancy Fraser, risponde al neoliberismo attraverso le emozioni e di pubblicare un articolo di Carlotta Nobile già apparso sul blog ARTElab, sulle interconnessioni, contaminazioni e risonanze tra musica, arte e letteratura. Una ricerca praticata con passione nel corso di un’esistenza troppo breve.
Nella stessa sezione nel secondo numero ripubblichiamo due testi sul tema del rapporto con i libri che ci avevano sorpreso e ci erano piaciuti nella rilettura fatta per il numero 100 di DWF: Perdite e Profitti di Vania Chiurlotto e Commento alla “Passione secondo G.H” di Luisa Muraro. Infine, riproponiamo un testo di Rosetta Stella – uscito in DWF 2003, n. 4 – per ‘tenerla con noi’ e per rilanciare le sue parole, dopo la sua morte improvvisa in un maggio romano senza primavera.

Ci eravamo ripromesse che – dopo tanto esserci tornate – non avremmo citato, almeno nei prossimi editoriali, il numero 100 di DWF. Chiediamo venia, l’abbiamo appena fatto, perché da lì sono cominciate nuove riflessioni e nuovi percorsi.
Questi due numeri si candidano ad essere dei testi molto politici, perché parlano chiaro di temi intimi ed essenziali, chiamano le viscere, evocano l’umano (Bentivoglio), lo fanno con parole quotidiane. Forse sono un esempio di quei numeri che siamo riuscite a comporre, con quell’aria smaliziata, consapevole e molto potente del Mi piace/Non mi piace, il primo numero della nuova serie della rivista nel lontano 1986.
(rp)

Per acquistare questo numero scrivi a redazione@dwf.it

MATERIA

Le vite di Magda Szabò
Paola Masi

A ritmo di jazz (Toni Morrison)
Barbara Bonomi Romagnoli

Scrivere la malattia e guardare pazientemente il corpo. Da Virginia Woolf a Oliver Sacks e Piedad Bonnet, insieme a Mona Hatoum, Eve Kosowski Sedwick
Paola Di Cori

Di legami, filagne e libertà: una lettura di Io e Mabel di Ann MacDonald
Viola Lo Moro

L’amore è sempre difficile (Helen Humphreys)
Monica Capuani

Charlotte Bronte, femminista e veggente
Leonetta Bentivoglio

Essere intero è essere parte, vero viaggio è il ritorno (Ursula K. Le Guin)
Gaia Leiss

L’amicizia (Virginia Woolf)
Emanuela Giordano

 

POLIEDRA

La lettura, vista da qui. La differenza, al cuore dei significati
Laura Capuzzo e Ilaria Durigon. Librati, Libreria delle donne di Padova

Diario di una libraia
Sarah Di Nella e Barbara Piccolo. Tuba, Libreria delle donne di Roma

Emozioni femministe: una risposta “di pancia” al neoliberismo a partire da Nancy Fraser
Sara Gvero

Il silenzio come soggetto artistico contemporaneo
Carlotta Nobile

 

SELECTA

Recensioni: Karami, Scarcia Amoretti /Colanicchia; Ribeiro/Fiorletta