DWF (105-106) A tratti femminista. Il (di)segno delle donne, 2015, 1-2

copertina grandeHo sempre voluto disegnare, disegnavo tutto; non sono mai stata capace eppure divoravo tutti i fumetti che mi passavano sotto gli occhi. Guardavo, guardavo, sognavo, disegnavo.
Poi sono diventata fumettista.

Questo numero di DWF vuole liberare tutte quelle mani che non hanno mai osato disegnare perché si diceva loro che non erano capaci. In Materia troverete una selezione di vignette e storie disegnate, in Poliedra degli approfondimenti sotto forma di interviste o saggi, e in Selecta delle proposte di lettura di graphic novels.

È la prima volta che la redazione di DWF decide di pubblicare brevi storie a fumetti e vignette. Ci siamo rese conto come quest’arte, con la sua attenzione alle biografie, sia molto vicina ai propositi del femminismo, anche quando non si definisce tale.

Per questo A tratti femminista.

Per acquistare questo numero scrivi a redazione@dwf.it

MATERIA

Agustina Guerrero
Doaa el Adl
Leela Corman
Julie Maroh
Vanna Vinci
Inès Daras
Liza Donnelly
Rén
Anna Ciammitti
Rosella Simonari
Giulia D’Anna Lupo
Giuliana Maldini
Laura Scarpa
Bernadette Moens
Catel Muller
Pat Carra
Sara Menetti
Lucia Biagi
Elena Leoni
Livia Lepetit
Conigli bianchi
MP5
POLIEDRA

Intervista a Pat Carra
Teresa Di Martino

Intervista a Leela Corman
Sarah Di Nella e Viola Lo Moro

Intervista a Laura Scarpa
Viola Lo Moro e Roberta Paoletti

Intervista a Julie Maroh
Sarah Di Nella

Intervista a Catel Muller
Sarah Di Nella

Intervista a Nadia Khiari
Monica Capuani

Centoquarantamila Conigli bianchi
Conigli bianchi

La Forza di Priya. Occultamenti e manifestazioni della shakti
Alessandra Chiricosta

Non tutto il maschilismo viene per nuocere: breve storia del fumetto giapponese al femminile
Susanna Scrivo

Letture a confronto. Satrapi e Bechdel: la rivelazione del femminile
Giulia Scuro

Eroine del noir e proto-porno italiano degli anni Sessanta e Settanta: role models negative o positive?
Helena Velena

Grrrlz. La rivolta delle fumettiste femministe negli anni Settanta
Silvia Littardi

 

Riferimenti bibliografici

 

SELECTA
Recensioni Biagi-Di Giovanni /Lamboglia; Cruchaudet/Bonomi Romagnoli;
Petricelli, Riccardi /Caporaso

 

NOTA EDITORIALE

Ho sempre voluto disegnare, disegnavo tutto; non sono mai stata capace eppure divoravo tutti i fumetti che mi passavano sotto gli occhi. Guardavo, guardavo, sognavo, disegnavo.

Mi impedivano di disegnare con la mano giusta, mi dicevano di fare disegni astratti, che ero brava, poi però hanno detto che non ero più brava. Ma non ho smesso.

Poi sono diventata fumettista.
Ho sempre guardato tantissimi cartoni animati giapponesi, prima ancora leggevo i Manga (Scrivo). Ho capito che potevo raccontare con i disegni le storie delle eroine a volte bistrattate dalla Storia, le mie eroine (Catel), o che in un risveglio mi sarebbero apparse chiaramente le due protagoniste della mia nuova storia, due sorelle, due vicende, una marea di mondi (Corman). Potevo disegnare e raccontare anche e soprattutto me stessa.

Oppure potevo prendere in giro questo mondo, le sue dinamiche, potevo essere femminista fumettista, fumettista femminista, vignettista. Il tratto mi dava potere: un potere ironico, crudele, spiazzante, acetilsatirico (Carra).

E se poi, tra passione, cultura e vita avessi scoperto che più di tutto mi piaceva ed ero brava a gestire dei gruppi, a scegliere artisti/e emergenti, avrei fondato una rivista, poi un’altra. Avrei fondato una scuola. E l’ho fatto (Scarpa).

Magari poi mi ero accorta da giovane che esistevano delle storie più vicine alla vita vera nel fumetto underground (Littardi), nel fumetto dark, in quello lesbico, in quello noir, in quello che proviene da altri paesi, da altre culture (Chiricosta), dalle nuove primavere (Khiari). Le avevo riconosciute come mie quelle storie, la mia vita disegnata tante volte, e disegnata bene! Cattiva, aggressiva, ma così dissacrante, così umana nel suo essere disumana (Velena).

Nei fumetti finalmente c’erano i miei corpi (non solo quelli fisici), i corpi delle mie amiche, delle mie amanti, delle donne come me e diverse da me (Scuro). E poi c’ero di nuovo io, io donna in strada che si prendeva tutti quegli sguardi molesti solo perché donna, che appena entrava in uno spazio pubblico doveva schermarsi, far finta di non vedere, abbassare gli occhi, travestirsi (Maroh). Ma c’erano anche dei ragazzi, o dei giovani uomini, con cui era possibile costruire progetti politici a fumetti, che con me condividevano angosce, che avevo incontrato per la strada della sieropositività. Volevamo liberarci tutti/e quanti dalle gabbie – come dei conigli –, dallo stigma che ci aveva reclusi nel recinto dei malati. Contagiosi. Untori (Conigli Bianchi).

Tutto questo grazie a dei tratti, pennelli, sfumature.

In Materia troverete una selezione di vignette e storie disegnate, in Poliedra degli approfondimenti sotto forma di interviste o saggi, e in Selecta delle proposte di lettura di graphic novels.

È la prima volta che la redazione di DWF decide di pubblicare brevi storie a fumetti e vignette. Ci siamo rese conto come quest’arte, con la sua attenzione alle biografie, sia molto vicina ai propositi del femminismo, anche quando non si definisce tale.

Per questo A tratti femminista.

Questo numero di DWF vuole liberare tutte quelle mani che non hanno mai osato disegnare perché si diceva loro che non erano capaci.
(vlm e rp)

in DWF, Occhio alla pubblicità, 61-62, 2004

in DWF, Occhio alla pubblicità, 61-62, 2004