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Roma, Editrice coop. UTOPIA, 1986-

Lo strabismo di Venere, 1998, n. 37-38

EDITORIALE, Lo strabismo di Venere, pp. 2-3

L'editoriale presenta e commenta il tema di questo numero: la formazione dell'immaginario e il ruolo del cinema in questo processo. Gli articoli esaminano i diversi aspetti della questione, anche analizzando alcuni film di registe.

PARIANI Laura, Cinepeccato, pp. 4-10

L'autrice ha di recente pubblicato una raccolta di racconti, La perfezione degli elastici (e del cinema). Qui racconta del conflitto tra una morale sessuofobica che condannava il cinema, e il fascino che i film avevano per un gruppo di ragazze - sognatrici più che spettatrici - della valle del Po, molti decenni fa. La storia è scritta in un italiano corrente intrecciato a molte espressioni del dialetto lombardo, per sottolineare, da una parte, la dimensione provinciale e, dall'altra, la forza di un conflitto che riguarda anche il processo di modernizzazione.

GIARDINI Federica, Sull'immaginario, ancora, pp. 11-18

Perché il cinema si presenta talora come una risposta tanto pregnante a bisogni primari? L'autrice rielaborando le concezioni dell'immaginario a partire da Lacan, da Irigaray e dalla Feminist Film Theory, afferma che gli stati corporei di piacere e dispiacere informano il senso delle nostre rappresentazioni e relazioni. Gli affetti sono il corpo del senso. Seguendo Kristeva, si apre la possibilità di una "rivolta politica" contro quelle immagini che ci impediscono di creare un senso singolare.

MASI Paola, Quel che il cinema non ha mostrato, pp. 19-25

Presentando una mappa degli archivi di cinema delle donne in Italia, l'autrice delinea i criteri della loro formazione e utilizzazione insieme all'ipotesi di un "archivio del desiderio". "Pensando alla spettatrice, l'archivio dovrebbe intervenire per consentirle un di più di attività rispetto al cinema; dovrebbe offrirle la possibilità di appropriarsi, manipolare, ripetere, innovare, apprendere dal film e, contemporaneamente, invitarla a misurarsi con chi ha scelto di conservare quel film".

CROTTI Milena, Lo specchio incrinato, pp. 27-30

Per rintracciare i cambiamenti avvenuti nella ricezione da parte delle spettatrici, l'autrice esamina la sua attività che, da sette anni, al Centro di documentazione Lidia Crepet di Padova, organizza visioni e discussioni sul cinema dal punto di vista femminista. È ormai disponibile una tradizione che permette alle donne di collocarsi differentemente nell'immaginario collettivo. Così che lo sguardo femminile può infrangere un immaginario basato sulla mistificazione del femminile attraverso, ad esempio, Greta Garbo o Judy Garland.

SPINELLI Simonetta, Ho fatto a pezzi la regina Cristina, pp. 31-45

L'autrice racconta della sua esperienza di spettatrice personalmente coinvolta nel festival di cinema lesbico "Immaginaria" organizzato dall'associazione "Visibilia". Il festival, premiato nel 1997 dalla regione Emilia Romagna per il suo alto valore culturale, presenta film lesbici provenienti da tutto il mondo e in particolare quelli fuori dal circuito commerciale. I film sono diretti da registe professioniste e dilettanti, da singole e da gruppi, e raccontano storie, problemi, sessualità, itinerari, fantasie, di una comunità lesbica che nel rappresentarsi si costruisce. Segue una filmografia completa di "Immaginaria", festival del Cinema Lesbico, a cura dell'Associazione Culturale Lesbica Visibilia - Bologna, 1993-1998.

DE MIRO Ester Carla, L'io diviso. L'identità femminile nei film di Margarethe von Trotta, pp. 47-60

L'autrice sostiene che tutte le donne dei film della von Trotta sono segnate da un modo nuovo di vivere l'essere donna, fatto di dignità e conflittualità. Nell'analizzare il linguaggio di questi film, de Miro avanza un'ipotesi: "L'io diviso che domina nei film della von Trotta è una metafora del suo lavoro"; viene così messa in luce una trasgressione radicale: il compito non facile, per una donna, di "entrare nell'ordine simbolico senza per questo amputarsi del rapporto primitivo con il materno, l'indicibile, il fisico-pulsionale" - ma piuttosto riuscendo a rappresentarlo attraverso il discorso cinematografico.

GOPALAN Lalitha, Donne vendicatrici, pp. 61-72

L'autrice analizza l'escalation di violenza che caratterizza il cinema indiano, interpretandolo come un modo di esplicitare le rappresentazioni conflittuali che influenzano le nostre fantasie private e pubbliche nella formazione delle identità nazionali e sessuali. L'analisi di alcune rappresentazioni filmiche di stupro e di vendetta mette in luce i tentativi di riformulare il rapporto tra femminilità e violenza.

CELESTE Diana, La scrittura del corpo in Jane Campion, pp. 73-78

L'autrice analizza le tre figure principali in Lezioni di piano. Attraverso i vestiti, gli atteggiamenti, i tatuaggi, i corpi esprimono il rapporto dei personaggi con il mondo; sono una forma di "scrittura", così come il corpo è segnato dai sintomi di una ricerca di un desiderio autonomo, di una interpretazione autoderminata di sé.

GARGANO Antonella - PIETRANGELI Monica, La scrittura letteraria: utopia o condanna? Ancora pensando a Ingeborg Bachmann, pp. 79-91

In questa sezione una docente femminista presenta il lavoro di una sua allieva. In questo articolo, Pietrangeli esamina la produzione narrativa e teorica di Bachmann alla luce della sua concezione del lavoro letterario quale spazio che va aperto a una nuova percezione, un nuovo sentire, una nuova consapevolezza della realtà.

MULVEY Laura, La scatola di Pandora: topografia della curiosità, pp. 93-110

"Un oggetto segreto si può riporre in un luogo nascosto, ma per nascondere un significato è necessario un codice. Il primo può facilmente essere colto dallo sguardo, il secondo deve essere decodificato. La topografia del mito di Pandora si muove tra queste due realtà. Se, da un lato, la scatola è il contenitore di un pericoloso segreto che, se si apre, può essere svelato, la sua significatività - per quel che riguarda miti e iconografie femminili - è in codice e necessita di essere decifrata mediante la teoria". È così che Mulvey introduce la sua analisi; dato che "il mito di Pandora riguarda la curiosità femminile, ma può essere decodificato esclusivamente mediante la curiosità femminista, trasformando e trasferendo la sua iconografia e i suoi attributi nei frammenti di un puzzle, di un indovinello, di un enigma".

ARCARA Stefania, La serpe e la colomba: strategie di una lady vittoriana in Sicilia, pp. 111-123

L'articolo tratta degli scritti di viaggio di Emily Lowe, una lady vittoriana decisamente anticonformista; una di quelle cosiddette "donne indifese", che viaggiano senza una scorta maschile e che nel diciannovesimo secolo scelgono di esplorare il mondo. Lowe, che viaggiò dalla Norvegia alla Sicilia, fece dell'essere indifesa un'arte, e i suoi scritti sono pieni di osservazioni interessanti e di insoliti consigli a quelle donne che vorranno seguire il suo esempio. La sua scrittura è "segnata dalla differenza" e in qualche modo partecipa di una soggettività femminile/femminista, sebbene nel complesso "perpetui il soggetto bianco, borghese, imperialista".